Di te, mia città, il peggio che gli uomini diranno
è che i bimbi hai strappato al sole, alla fresca
rugiada, alla luce che scherzava sull’erba
sotto l’aperto cielo, alla pioggia monotona,
e li hai chiusi tra fredde mura, li hai costretti
al lavoro, snervati e stanchi, per un poco
di pane e di salario, a inghiottire la polvere
e a morire così, con il cuore sfibrato,
per una manciata di spiccioli, in poche notti di sabato.

Carl Sandburg

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Quando odiamo un uomo, odiamo nella sua immagine qualche cosa che sta dentro di noi. Ciò che non è in noi non ci mette in agitazione.

Hermann Hesse
da «Demian»

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Sai, a volte, lascio che si percorrano
le strade più calde e dolorose del cuore.
Riesco, senza paura, a sognare e soffrire.
M’accorgo e non rispondo,
solamente so, sono.
E tu, ovunque, sempre amore mio.
Insieme, negli occhi del destino che ho scelto per me.

Mario Ruggiero

Io so
questa vita è piena
di gioie e dolori,
di risa e di pianto.

Io non so
perché tutto questo;
quali saranno i frutti
del susseguirsi laborioso
di tutto l’universo.

Io non so
che avverrà poi
in questo mondo tanto oscuro…
se avrà o non avrà fine
il dolore dell’universo,
se le stesse speranze
dell’assetato di giustizia
saranno o meno appagate.

Io non domando
ai dotti di conoscere
il mistero della vita,
né pretendo di sciogliere da solo
i nodi che legano l’universo.

Io credo d’essere
legato ad un solo destino
assieme a miriadi di vite;
mi consegno perdutamente all’amore
che conduce il mondo.

Rabíndranáth Thákhur

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Io me ne andrò lontano.
Resteranno a cantare gli uccelli;
resterà l’orto con l’albero verde
e il bianco pozzo.
Sarà placido e azzurro il cielo a sera,
e, come questa sera, soneranno
dal campanile le campane.
Quelli che mi amarono un giorno moriranno,
si farà nuovo ad ogni anno il paese,
e in quell’angolo dell’orto fiorito
bianco di calce
lo spirito nostalgico andrà errando…
Me ne andrò.
Sarò solo, senza fuoco,
senza l’albero verde, il pozzo bianco,
il cielo azzurro e placido…
E resteranno a cantare gli uccelli.

Juan Ramòn Jiménez

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C’è un albero dentro di me
trapiantato dal sole
le sue foglie oscillano come pesci di fuoco
le sue foglie cantano come usignuoli

è un pezzo già che i viaggiatori sono discesi
dai razzi sul pianeta ch’è in me
parlano una lingua che ho udito in sogno
non ordini non vanterie non preghiere

in me c’è una strada bianca
le formiche passano coi semi di grano
i camion passano col chiasso delle feste
ma il carro funebre – è proibito – non può passare

in me il tempo rimane
come una rossa rosa odorosa
che oggi sia venerdì domani sabato
che il più di me sia passato che resti il meno
me ne infischio

Nazım Hikmet

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Come nel giorno che ti ha dato al mondo
stava il sole al saluto dei pianeti,
hai cominciato e continuato a crescere
in conformità alla legge che vigeva al tuo ingresso.
Così devi essere, non puoi sfuggire a te stesso.
Così hanno sentenziato le sibille e i profeti.
Nessun tempo e nessuna potenza può spezzare
la forma impressa che, vivendo, si sviluppa.

Johann Wolfgang von Goethe

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Spronato da quel desiderio, egli si gettò alle nuove letture con la curiosità vivace di un viaggiatore che si affaccia a una terra sconosciuta, sorvolando a tutto il socialismo sentimentale e filosofico del primo periodo, per afferrarsi ai fondatori scientifici della dottrina. Era, per sua natura, singolarmente preparato a ricevere da quelle prime letture una impressione straordinaria, perché il più vivo e il più profondo dei suoi sentimenti era quello che chiamò «fondamento d’ogni moralità» lo Schopenhauer, la pietà; raffinato in lui da una calda immaginazione. In ogni periodo della sua vita, anche quando egli aveva l’ animo più offuscato dall’orgoglio, dalla sensualità, dai rancori, quel sentimento aveva trovato aperta sempre e subito la via del suo cuore, dal quale scacciava sull’atto, per più o meno tempo, tutti gli altri. Egli non poteva veder soffrire egli stesso con intensità quasi eguale a quella di chi l’impietosiva. La vista di un vecchio povero, d’un fanciullo consumato dagli stenti, d’una donna lacera e piangente, gli dava all’anima una stretta violenta, un’angoscia, un impulso di pietà appassionata, che gli faceva vuotar la borsa, che gli avrebbe fatto dare anche i panni che portava in dosso, se non gli fosse rimasto altro da dare.

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