Se un giorno alla gente venisse voglia di vivere
allora il fato dovrà rispondere
e la notte dovrà aprirsi
e le catene spezzarsi.
Chi desidera vivere non trattiene il corpo,
s’evapora e svanisce nel vasto cielo della vita.
Gli esseri, gli esseri tutti, così mi hanno detto,
così mi ha parlato il loro spirito celato
in cima alla montagna, nel più segreto albero,
nel mare scatenato ascoltano il mormorio dei venti.
Che io mi volga verso un luogo al mondo,
indossi la speranza, mi spogli di prudenza.
Non temo sentieri rigorosi
né fuochi alteri.
Rifiutare le alte vette
non è vivere per sempre nel fossato?

Abu’l Qasim Al-Shabbi

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La gloria del mondo si dissolve in polvere fragrante.
Scorre l’acqua senza turbarsi ‒ rinasce spontanea l’erba.
Al tramonto, grida d’uccelli nel vento dell’est.
Cadono fiori come lei cadde, gettandosi dalla torre.

Tangshi sanbai shou Poetry

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Nel mondo nuovo della mia favola non c’era whisky, non tabacco, non traffico illecito di eroina e di cocaina. La gente non fumava, non beveva, non fiutava, non si faceva iniezioni. Se uno si sentiva depresso o giù di corda, ingoiava un paio di pastiglie di un composto chimico chiamato «soma». Il «soma» originario, di cui presi il nome per la mia droga ipotetica, era una pianta sconosciuta (forse l’«Ascletias acida») e usata dagli antichi invasori ariani dell’India in uno dei più solenni fra i loro riti religiosi. Preti e nobili, durante una complicata cerimonia, bevevano il succo inebriante spremuto dagli steli di questa pianta. Dicono gli inni vedici che ai bevitori di «soma» tocca una beatitudine multiforme: il corpo si fortifica, il cuore si colma di coraggio, di gioia e di entusiasmo, la mente si illumina e, in una esperienza immediata di vita eterna, il fortunato riceve la garanzia della propria immortalità. Ma quel sacro succo aveva i suoi svantaggi. Leggi tutto »

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La cosa più alta che abbiamo ricevuto da Dio e dalla natura è la vita, il moto rotatorio della monade intorno a se stessa, che non conosce sosta né riposo. L’impulso ad alimentare e a coltivare la vita è innato e indistruttibile in ciascuno di noi. Il suo carattere particolare rimane tuttavia un mistero per noi e per gli altri.

Johann Wolfgang von Goethe

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La vera felicità e beatitudine dell’uomo consistono soltanto nella sapienza e nella conoscenza della verità, ma non nell’esser più sapiente degli altri o nel fatto che gli altri siano privi della vera conoscenza, giacché ciò non accresce per nulla la sua sapienza, ossia la sua vera felicità. Chi dunque gode di ciò, gode del male altrui e pertanto è invidioso e cattivo, e non conosce la vera sapienza né, quindi, la tranquillità della vera vita.

Spinoza

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La dottrina occhio per occhio, dente per dente e vita per vita, è precisamente annullata dal cristianesimo perché essa non è che la giustificazione dell’immoralità e non è che una parvenza di equità senza nessun senso. La vita è un valore che non ha nè peso nè misura e che non può essere paragonato a nessun altro e, quindi, l’annientamento della vita per la vita non ha nessun senso. Inoltre, ogni legge sociale ha per fine il miglioramento dell’esistenza. Come dunque la distruzione della vita di alcuni uomini potrebbe migliorare quella degli altri in generale? La distruzione di una vita non è un atto di miglioramento, ma un suicidio.

Tolstoj Lev

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I capi del Concilio Ecclesiastico rendono così noto che, già ben certi delle errate opinioni e malvagie azioni di Baruch de Espinoza, si sono sforzati in parecchie guise e con varie offerte di farlo desistere dalla sua colpevole condotta. Ma non essendo riusciti a ricondurre i suoi pensieri su una via migliore, ed avendo, anzi, ogni giorno acquistata maggior certezza delle orribili eresie da lui ammesse e confessate, e dell’insolenza con cui queste eresie sono da lui proclamate e divulgate, e poiché molte persone degne di fiducia sono state di ciò testimoni in presenza di detto Espinoza, egli è stato ritenuto completamente reo di tali eresie. Essendosi perciò fatto un esame di tutta la materia davanti ai Capi del Concilio Ecclesiastico, è stato deciso, con l’assenso dei Consiglieri, di pronunciare un anatema contro il suddetto Spinoza e di espellerlo dal popolo ebraico e di scomunicarlo da questo momento, con la seguente maledizione:
Col giudizio degli angeli e la sentenza de’ santi, noi dichiariamo Baruch de Espinoza scomunicato, esecrato, maledetto ed espulso, con l’assenso di tutta la sacra comunità, al cospetto dei sacri libri, nei quali sono scritti i seicento e trenta precetti, pronunciando contro di lui la maledizione con cui Eliseo colpì i fanciulli e tutte le maledizioni scritte nel Libro della Legge. Leggi tutto »

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A dire brevemente che cosa siano in sé il bene e il male, noi dobbiamo così cominciare.
Vi sono cose che esistono nel nostro intelletto senza esistere egualmente nella natura: per conseguenza, sono solo il prodotto del nostro pensiero e non ci servono che a concepire le cose distintamente: per esempio, le relazioni che abbiamo tra diverse cose e che noi chiamiamo enti di ragione. Si domanda, dunque, se il bene e il male debbano essere annoverati tra gli enti di ragione o fra gli enti reali. Ma, siccome bene e male sono solamente una relazione, è fuori dubbio che essi devono essere considerati come esseri di ragione; poiché nulla è chiamato bene se non in rapporto a qualche altra cosa: così non si dice che un uomo è cattivo se non in relazione a un altro che è migliore, o che una mela è cattiva se non in rapporto a un’altra che è buona o migliore. Leggi tutto »

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