(…) I sistemi ideologici ed economici succedutisi negli ultimi secoli hanno spesso enfatizzato lo scontro come metodo, poiché contenevano nei propri programmi i germi dell’opposizione e della disunione. Questo ha condizionato profondamente la concezione dell’uomo e i rapporti con gli altri. Alcuni di questi sistemi hanno preteso anche di ridurre la religione alla sfera meramente individuale, spogliandola di ogni influsso o rilevanza sociale. In tal senso, è bene ricordare che uno Stato moderno non può fare dell’ateismo o della religione uno dei propri ordinamenti politici. Lo Stato, lontano da ogni fanatismo o secolarismo estremo, deve promuovere un clima sociale sereno e una legislazione adeguata, che permetta ad ogni persona e ad ogni confessione religiosa di vivere liberamente la propria fede, esprimerla negli ambiti della vita pubblica e poter contare su mezzi e spazi sufficienti per offrire alla vita della Nazione le proprie ricchezze spirituali, morali e civiche. Leggi tutto »

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Se tu cominci a non giustificarli e ti senti fortemente offeso dal trattamento violento come quello del sequestro di persona ne esci ridotto male. Allora è il tuo cervello che seleziona e cerca addirittura di trovare degli «alibi».
Perché se trovi degli alibi a quello che ti tratta male e dici «in fin dei conti me lo sono meritato», ne esci pulito da un punto di vista psicologico. Invece se la consideri una offesa grave, come in effetti la maggior parte delle persone sequestrate – perché tutti lo considerano immeritato ed è immeritato, come si fa a prendere una persona e a privarla della libertà -, dicevo, se lo consideri una offesa grave, ne esci sconvolto. Si vede che io ho un cervello che si adatta alla mia necessità di vivere tranquillo e fiducioso in me stesso, senza perdere l’autostima, senza andare in depressione. C’è un’altra «tecnica» per liberarsi dell’incubo di una cosa del genere, ed è quella di usare gli stessi mezzi che hanno usato loro, però devi essere un delinquente.
Cioè devi aspettarli fuori dalla galera, se li hanno acciuffati, come nel mio caso li hanno presi tutti e undici, e sparargli uno dopo l’altro.
Ma sinceramente…

Fabrizio De Andrè
original source «Luigi VivaVita di Fabrizio De Andrè – Feltrinelli Editore»

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Io quale credo di essere ed io quale sono in realtà…dolore, in altri termini, e cessazione del dolore.
Un terzo – più o meno – di tutto il dolore che la persona che io credo di essere deve subire è inevitabile.
É il dolore implicito nella condizione umana, il prezzo che dobbiamo pagare per essere organismi senzienti e coscienti, anelanti alla liberazione, ma soggetti alle leggi della natura e costretti a procedere nel tempo irreversibile, in un mondo del tutto indifferente al nostro benessere, verso la vecchiaia e la certezza della morte.
I rimanenti due terzi di tutto il dolore sono voluti da noi e, per quanto concerne l’universo, non necessari.

Aldous Huxley

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«I sistemi autoritari non possono eliminare le condizioni fondamentali che creano l’aspirazione alla libertà; né possono estirpare l’aspirazione alla libertà che scaturisce da queste condizioni».

«La funzione di un’ideologia e di una prassi autoritarie può essere paragonata alla funzione dei sintomi nevrotici. Tali sintomi sorgono da condizioni psicologiche intollerabili, e nello stesso tempo offrono una soluzione che renda possibile la vita. Tuttavia non si tratta di una soluzione che porti alla felicità, o consenta lo sviluppo della personalità. Essi lasciano immutate le condizioni che rendono necessaria la soluzione nevrotica. Il dinamismo della natura umana è un fattore importante, che tende a cercare soluzioni più soddisfacenti, solo che ci sia la possibilità di raggiungerle. La solitudine e l’impotenza dell’individuo, la sua aspirazione a realizzare le possibilità che si sono sviluppate in lui, la realtà obiettiva della crescente capacità produttiva dell’industria moderna, sono fattori dinamici che costituiscono la base di una crescente ricerca di libertà e di felicità. La fuga nella simbiosi può alleviare per un pò la sofferenza, ma non la elimina. La storia dell’umanità è la storia dello sviluppo della libertà».

«L’aspirazione alla libertà non è una forza metafica, e non si può spiegarla con la legge naturale; è il risultato necessario del processo di individuazione e dello sviluppo della civiltà».

Erich Fromm

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E’ notte: ora parlano più forte tutte le fontane zampillanti. E anche la mia anima è una fontana zampillante.
E’ notte: solo ora si destano tutti i canti degli amanti. E anche la mia anima è il canto di un amante.
In me è qualcosa d’inappagato e d’inappagabile: vuole prender voce.
Una brama d’amore è in me che parla la lingua dell’amore.
Luce io sono: ah, fossi notte! Ma questa è la solitudine, essere cinto di luce. Ah, fossi scuro e notturno!
Come succhierei i semi della luce!
E benedirei anche voi, piccole stelle sfavillanti e lucciole lassù! – e sarei beato dei vostri doni di luce.
Ma io vivo nella mia propria luce, ringhiotto le fiamme che da me si sprigionano. Leggi tutto »

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Gli uomini più grandi della terra sono morti sconosciuti. I Buddha e i Cristi che conosciamo non sono che eroi di seconda mano a paragone degli uomini più grandi di cui il mondo non sa nulla. Centinaia di questi eroi sconosciuti sono vissuti in ogni paese operando in silenzio. Silenziosamente vivono e silenziosamente muoiono; quand’è il momento i loro pensieri trovano espressione nei Buddha o nei Cristi; e sono questi ultimi a diventarci noti. Gli uomini più alti non cercano di trarre onore o fama dalla loro sapienza. Lasciano le loro idee al mondo; non avanzano pretese e non fondano scuole o sistemi nel loro nome. La loro natura si ribella a una simile prospettiva…
Gli uomini più alti sono calmi, silenziosi e sconosciuti. Sono gli uomini che conoscono veramente il potere della riflessione; sanno che anche se entrano in una caverna e chiudono la porta e formulano solo cinque autentici pensieri e poi muoiono, questi loro cinque pensieri vivranno in eterno. Questi loro pensieri, anzi, supereranno le montagne, traverseranno gli oceani e faranno il giro del mondo. Penetreranno nel fondo del cuore e del cervello umano e produrranno uomini e donne che li metteranno in pratica nelle azioni della vita umana…

Swami Vivekananda

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Dall’età di sei anni avevo la mania di disegnare la forma delle cose. Quando ne ebbi cinquanta, avevo pubblicato un’infinità di disegni; ma tutto ciò che ho prodotto prima dell’età di settant’anni non è degno di considerazione. A settantatre anni ho imparato qualcosa circa la struttura reale della natura, degli animali, delle piante, degli uccelli, dei pesci e degli insetti. Di conseguenza, a ottant’anni, avrò fatto ancora altri progressi; a novanta potrò penetrare il mistero delle cose; a cento certamente avrò raggiunto una fase stupenda; e quando ne avrò centodieci tutto ciò che farò, sia un punto che una linea, sarà vivo.
Scritto all’età di settantacinque anni da me, già Hokusai, oggi Gwakio Rojin, il vecchio che va pazzo per la pittura.

Hokusai pittore giapponese

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Che io sia uomo,
questo l’ho in comune con gli altri uomini.
Che io veda e ascolti e
che io mangi e beva
è cosa che tutti gli animali similmente fanno.
Ma che io sia io è mio soltanto
ed appartiene a me
e a nessun altro;
a nessun altro uomo;
né a un angelo né a Dio
eccetto che nella misura
in cui io con Lui son tutt’uno.

Meister Eckhart

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