“Oltre al fatto che a me il premier Berlusconi piace personalmente  anche i nostri popoli si amano e hanno profondi legami e una profonda comunità di valori”. Ha detto Barak Obama, assegnando al presidente del Consiglio  il ruolo di “consigliere” sui rapporti con la Russia. “Gli ho chiesto consiglio su come approcciare i russi”, ha continuato il leader americano.

Che entusiasmarsi in questo mondo fosse possibile solo per le persone tragicamente scomparse, inchiodate in croce, o colpite da arma da fuoco da forze avverse, era cosa ben nota, cosi’ come era noto che nessuno, proprio nessuno, nemmeno il presidente nero più bello del mondo, potesse prescindere dalle frasi di circostanza, dai sorrisi e dalle pacche sulle spalle.

Ma che il Presidente degli Stati Uniti si lasciasse andare ad apprezzamenti personali nei confronti del premier italiano, ignorando le passate offese, nonché la consistenza politica e culturale criminale e deviata di Berlusconi, questo proprio non era facile da prevedere. Tra i tanti consiglieri su cui poteva contare in Europa, in particolare per i rapporti con la Russia, Obama aveva bisogno proprio di affidarsi a Silvio Berlusconi? Certo, per riuscire a capire un governo dai comportamenti democratici poco chiari, quale è quello russo, ci voleva un governo altrettanto ambiguo, o meglio fascista, e non stupiamoci, quindi, se oggi o domani al presidente degli USA venga in mente di tendere ancora la mano ad Ahmadinejad, che in queste ore sta reprimendo a più non posso le proteste contro i risultati elettorali in Iran. Si vive di miti, ci si affida alle novità, pur con sospetto ci si lascia andare alle belle parole, alle aperture, al dialogo…fino a quando poi il sospetto non prende forma e non ci lascia nemmeno a bocca aperta, mentre continuiamo ad entusiasmarci per i morti.

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