Le notti a Napoli non sono mai tanto fredde da uccidere, o almeno non è solo il freddo a farlo, lo è piuttosto la mano della violenza, del degrado umano, il subdolo potere di cui si sentono invasati tanti giovani ragazzi, molti poco più che bambini. Yussuf Errahali, marocchino, trentasette anni, malridotto dalle droghe e dall’alcool, viene gettato in una gelida fontana della centralissima Piazza Cavour a Napoli. Cessa di vivere, congelato. Non ha la forza per ribellarsi, alzarsi, non ha i mezzi per asciugarsi, sopravvivere. E’accaduto a Napoli ma forse questa volta la città, la camorra, il tessuto sociale difficile non hanno colpe, o almeno non tutte, dato che atti di questo genere, accadono ovunque, spesso, e sempre ad opera di ragazzini. Naturalmente ,la notizia non ha avuto molto spazio, molta risonanza, come pure l’incendio deliberato di un altro clochard avvenuto in Settembre, sempre a Napoli. Ancora oggi quest’uomo è sottoposto a una dolorosa riabilitazione. Non se ne sapeva nulla, come se le tragedie, i reati che avvengono a Napoli abbiano meno audience rispetto a quelli che accadono nel resto del paese. A volte i meccanismi che regolano l’informazione sono davvero incomprensibili, o forse fin troppo scontati, prevedibili. La camorra non è coinvolta, non vi è la certezza che i giovani assassini provenissero dal vicino quartiere Sanità, ma quel che è certo è che questi ragazzi, questi piccoli, infami bulli sono circondati da cuscinetti che ne garantiscono l’incolumità e la conservazione in un ambiente malato. Sono nutriti dal malaffare, dalla cultura dell’illegalità, della pistola e, nel migliore dei casi, del fottere il prossimo come lo Stato. A pagare con la vita questa volta è stato un giovane marocchino, ma poteva essere chiunque, l’elemento che contraddistingue le vittime è la debolezza, quello che contraddistingue gli assassini è lo sprezzo di questa stessa debolezza, l’astio per la vita, per l’uomo, ma mai per loro stessi. Non vi è soluzione. Dove non arrivano le famiglie, dove l’unico educatore è un sistema sociopolitico malato, l’unica risorsa sarebbe la scuola, proprio quella stessa scuola senza risorse, senza insegnanti, quella che la ministra Gelmini e il suo governo stanno affondando, dando un contributo indelebile all’imbarbarimento del sistema educativo, in particolar modo in quelle regioni, quelle città, quelle aree del paese che allo stato e alla legalità trovano facilmente un’alternativa nelle mafie. E’chiaro che, da qualsiasi punto di vista si analizzi lo stato attuale della nostra società, ogni provvedimento e ogni iniziativa politica sembra finalizzata a rafforzare il connubio tra politica e degrado, politica e sopruso. La disinformazione fa il resto.

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