Riappropriarsi della parola ‘eutanasia, tabù per la politica e dimenticata’ anche se ‘vicina al vissuto delle persone’, e chiedere ‘semplicemente il rispetto delle scelte individuali’.

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Questo il senso dello spot-pro Eutanasia creato dall’associazione Exit international, bloccato dall’autorità per le Comunicazioni australiane e ora rilanciato in Italia dall’Associazione Luca Coscioni e dal Partito Radicale.
‘E’ uno spot molto rispettoso e molto dignitoso – dice Marco Cappato, segretario dell’associazione Coscioni – in cui un malato terminale racconta la sua esperienza e chiede al governo che sia rispettata la sua scelta’.
Scelta che è ‘non di una morte ‘buona’ o ‘dolce’, ma di una morte ‘opportuna’, quando si sente che le condizioni di vita non sono più sostenibili’. Eutanasia, aggiunge, ‘non è una parola che le persone legano a questa o quella forma giuridica, ma che è vicina al loro vissuto’. Mentre la politica ‘ha bisogno di giocare con le parole, riempendo il tema di formalismi, facendo distinzioni da clerici del diritto su quello che è o non è terapia. Così si possono interrompere le terapie ma non si può chiedere un’iniezione letale, anche se il risultato è lo stesso’.
Pur continuando a ‘batterci in Parlamento perché escano leggi ‘meno peggiori’ possibile – conclude Cappato – ora vogliamo riprendere la bandiera di questa parola, che per noi è parte integrante del diritto alla salute, come tutte le scelte sul fine vita, e poi vedere quello che succede’.
Lo spot, intanto, sarà anche ‘una raccolta fondi per pianificare una vera e propria campagna nazionale a partire da gennaio, contando sul sostegno delle tv locali, come Telelombardia, che già ci hanno aiutato all’epoca del ‘caso Welby”.

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