La madre di Aldro scrive al procuratore capo di Ferrara
“Il pericolo non nasce da chi pesca, trova, una nuova notizia, il pericolo nasce da chi la riesce a far passare, da chi rompe la crosta degli addetti ai lavori, da chi in qualche modo riesce a far veicolare dei messaggi, dei racconti”. Fa sue le parole di Roberto Saviano Patrizia Moretti, per rispondere sul suo blog al procuratore capo di Ferrara Rosario Minna.

“Ovviamente qui non si parla di mafia, ma si parla comunque di un reato che è stato soggetto a depistaggi e a non adeguate indagini” specifica la madre di Federico Aldrovandi, che torna sulle dichiarazioni del 16 febbraio e riporta le dichiarazioni del procuratore, a proposito delle quali è insorta il giorno successivo anche la Federazione nazionale della stampa. E ne aggiunge di nuove: “all’apice del suo intervento si è lasciato andare ad un’espressione che sommariamente suona così: “guai a concedere spazio alla fogna mediatica che ha contraddistinto il caso di Federico Aldrovandi, quel poveraccio che è morto per strada”. Le sue parole sono state registrate”.

“Nostro figlio era un poveraccio? – si chiedono i genitori – Questo si merita per essere morto? in modo orribile, appena maggiorenne? Questa è la parola usata per definirlo: un poveraccio morto per strada”.

“Noi siamo una famiglia semplice, io impiegata comunale e mio marito vigile urbano – continua la madre rivolgendosi al magistrato -. Forse siamo poveracci anche noi ma quello che abbiamo capito è che lei aveva a cuore solo l’onore leso della sua collega per il solo fatto di dover testimoniare così come si chiede a qualsiasi altro cittadino, ma sappia che dando del poveraccio ad un ragazzo morto che non si può più difendere non ha fatto nemmeno lei una bella figura. Nostro figlio ha la sola colpa di essere morto durante un controllo di polizia, e quindi si può dire che sia un poveraccio morto per strada. Siamo stanchi signor procuratore di tutto questo. Siamo stanchi di dover pagare questo prezzo. Per due anni ho sentito dire le cose più terribili sul nostro conto e su Federico. Siamo stanchi. Se è così le chiedo di fermare il processo e di assolvere tutti gli imputati”.

“Confidiamo in lei”, chiude la sua lettera Patrizia Moretti, firmandosi con un tanto laconico quanto significativo “i genitori del poveraccio”.

Original source estense.com

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