Vorrei vedere i nomi di Berlusconi, Maroni, Bossi, Schifani e tutti gli altri scritti su una lavagna per mano di un bambino nigeriano, per manodi una donna sudanese, clandestina. Vorrei poi che li chiamassero uno ad uno, con toni rudi e approssimativi, la bocca coperta da una mascherina, le armi puntate e che li processassero. Motivo del processo, aver avuto la fortuna di essere nati dall’altra parte del mare, aver avuto la sfrontatezza di considerare come proprio il suolo su cui camminano, l’aria che respirano, il cibo che mangiano. Vorrei vederli condannati a dover lasciare il paese nel giro di ventiquattro ore, vestiti di stracci, senza la possibilità di lavarsi, cambiarsi, sgranchirsi le gambe. Vorrei vederli salire ad uno ad uno su un gommone, tutti, proprio tutti stipati in pochi metri, sorvegliati a vista dal bambino nigeriano e dalla donna sudanese, la clandestina. Vorrei vederli partire alla volta del mare, del niente, diretti verso uno di quei paesi in cui si perdono le tracce, l’identità delle persone, uno di quei paesi che non sa cosa sia il diritto d’asilo, uno di quelli in cui l’ONU non conta nulla e le possibilità di sopravvivenza sono lasciate alla sorte e alla clemenza dei militari. Vorrei vedere i nomi di Berlusconi, Maroni, Bossi, Schifani e tutti gli altri tra le liste dei disoccupati, cassintegrati, di quelli a cui il contratto è scaduto o non è stato rinnovato. Vorrei vedere ognuno di loro restare a casa al mattino invece che andare a lavoro in completino inamidato, restare a casa e fare il letto, rassettare, preparare il pranzo per sentirsi utili, mentre le loro mogli vanno a lavorare come donne delle pulizie per sbarcare il lunario. Vorrei vedere ognuno di loro fare a botte nel Conad per accaparrarsi il saldo di fine mese sui pomodori in scatola e sulle merendine senza marca, vorrei sentirli dire di no ai propri figli: “No, quest’anno non potrai festeggiare il compleanno a Las Vegas, no, quest’anno non potrai studiare negli Stati Uniti, no, niente Maldive per il momento.” Vorrei vederli seduti a tavola la sera, con la testa fra le mani, a fare i conti con la crisi, quella che è passata, quella che era solo una tempesta, quella che non ha fatto male a nessuno.
Vorrei vedere Berlusconi, Maroni, Bossi, Schifani e tutti gli altri provar vergogna, vergogna per le loro azioni, per le loro parole e per le loro idee, vergogna per le loro ville, le barche, il denaro, vergogna per la superficilità, per la sfrontatezza, per la noncuranza e per tutte quelle volte che hanno cercato di truffare, raggirare con i fatti o con le parole. Vorrei vedere i nomi di Berlusconi, Maroni, Bossi, Schifani e tutti gli altri scritti sulla stessa lavagna, quella dei clandestini,con un gesso indelebile, per non dimenticare, tra cinquant’anni.

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One Response to “I loro nomi”

  1. Anna dice:
    martedì 19 maggio 2009 at 10:12

    Io vorrei vedere, insieme ai loro nomi, quelli di tutti gli italiani che li appoggiano, li osannano, pensano che sia giusto additare queste persone come clandestine. Vorrei che tutti costoro provassero a mettersi anche solo per due minuti nei panni di chi viene qui con una speranza di miglioramento, sebbene minimo. Vorrei che gli esponenti dell’attuale maggioranza capissero che le norme proposte, se approvate, influiranno negativamente sulla vita e la dignità delle persone e persino sul bene della sicurezza che pure esse intenderebbero tutelare.

    “Si può discutere sulle modalità, sugli strumenti da adottare, sulle responsabilità della comunità europea, ma non si può e non si deve in nessun modo impedire o limitare il diritto di chiedere asilo in un paese sicuro”

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