Romani che esordisce nella sua nuova veste di ministro definendo ‘odiosa’ la puntata di Report sull’affaire Antigua che vede coinvolto il premier. Masi che blocca il programma ‘Vieni via con me’ di Saviano e Fazio a tre settimane dal debutto e che rimanda la resa dei conti con Santoro alla fine dell’iter dell’arbitrato. C’era una volta il servizio pubblico di informazione, oggi esiste quello della pubblica epurazione.

Il ministro dello Sviluppo ha lasciato intravedere quale sarà l’obiettivo del suo mandato: garantire gli interessi Mediaset e l’immagine di Berlusconi. E siamo all’inizio. Il dg Rai invece ha confermato l’Armageddon: vuole e deve portare al padrone d’Arcore la testa di Santoro e lo scalpo delle voci critiche (Fazio e Saviano). E siamo alla fine, forse. Perché tra la vecchia e la nuova bastonatura del dissenso, la verità è semplice: sullo stesso Masi è piovuta addosso la rabbia di un premier che non lo considera all’altezza della mission censoria a cui è stato preposto. Dunque Masi cerca di portare a casa il risultato prima che sia troppo tardi e che il sire d’Arcore decida una sostituzione, compiendo l’epurazione dell’epuratore.

In entrambi i casi, quello di Romani e di Masi, la vittima è la stessa e stessa la causa, come medesimo è il danno. Che si chiamino Santoro, Gabanelli, Fazio o Saviano, il target è l’informazione critica, quella che tocca i nervi scoperti del Cavaliere: offshore tipo Flat point&co; affari e speculazioni immobiliari poco chiari come ad Antigua; rapporti con banche sospette di riciclaggio come la Arner, giudicata negativamente da Bankitalia mentre le procure di Palermo e Milano hanno chiesto chiarimenti alla sede centrale svizzera.

Quell’informazione che affronta i temi scomodi: legami fra mafia e politica, sodalizi con personaggi tipo Dell’Utri, emergenza rifiuti e terremoto, dossieraggio e macchina del fango (scaletta di Fazio e Saviano). La causa è evidente: l’informazione che vigila sul potere – in particolare quello di re Silvio – va stroncata. Il danno è dei telespettatori e del servizio pubblico: Annozero e Report (con il loro boom di ascolti) garantiscono introiti salvifici per la Rai, mentre lo stesso avrebbe fatto il programma di Fazio e Saviano, il quale già ha esaurito gli spazi pubblicitari a disposizione.

La tecnica di censura è identica: mettere gli autori e i protagonisti nella condizione di non poter più lavorare sotto i colpi della burocrazia, diciamo anche dell’omicidio professionale con carta da bollo. Contratti volontariamente non firmati o l’imposizione di regole interne su improbabili contraddittori da dover garantire, ma anche una costante polemica e frequenti ricorsi a Commissioni e autority prima e dopo la trasmissione (Annozero).

Scuse economiche che coprono ragioni politiche (Vieni via con me): gli ospiti cancellati da Masi a poche settimane dal debutto perché troppo alti i loro compensi (veramente Benigni era disposto a partecipare anche gratuitamente, veramente la presenza di una star mondiale come Bono dovrebbe dar lustro all’azienda), ma anche spostamenti di messa in onda (alla fine è stato imposto il lunedì, in contemporanea con il Gf). Purtroppo la verità è un’altra e lo è da troppo tempo. Almeno 16 anni. La censura riguarda il contenuto televisivo: quel Paese reale e quella reale politica che Berlusconi, leader della realtà immaginaria e pubblicitaria da regime, vorrebbe oscurare per incassare consenso dopato, frutto di una narcolessia sociale.

Riguarda anche l’occhio vigile dell’informazione sul potere che, quando è limpido, si lascia guardare, ma quando è opaco cerca di sfuggire. Così Romani dimostra di esser rimasto fedele a se stesso: pensa ancora di essere una mente prestata agli affari Mediaset e alla tutela del capo, nonostante sia ministro dello Sviluppo con compiti delicati, come quello del rinnovo del contratto di servizio Rai. Quando dismette questi panni, il massimo che riesce a produrre è la promessa di una nuova centrale nucleare in Lombardia. Così non sappiamo in quale ambito relegarlo perché sia meno dannoso. Masi è l’uomo di sempre, quello delle intercettazioni dell’inchiesta di Trani che riceve le telefonate del premier che gli chiede di realizzare il confino dall’etere di Santoro.

E quelle di sempre restano le domande: sig. Presidente, che cosa può dirci dei rifiuti e degli appalti, di Dell’Utri e cosa nostra, della oscura macchina del fango che coinvolge il suo giornale di famiglia? E delle offshore di cui si è servito e si serve (oltre 60) oppure dell’immobiliarismo rampante in cui si è lanciato ad Antigua, cosa può dirci sig. Presidente? Intanto strangola l’informazione libera e le coscienze del paese le stordisce con il bromuro delle sue tv, quelle della realtà che non esiste, o meglio esiste solo nella mente del regime. Il suo.

di Luigi de Magistris, da luigidemagistris.it

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