DALL’AMBASCIATORE AL SEGRETARIO DI STATO

E.O. 12958: DECL: 02/10/2019
TAGS: PREL, PGOV, NATO, IT
SOGGETTO: RIFLESSIONI CONCLUSIVE SUL RAPPORTO ITALIA-USA; COSA CI POSSIAMO ASPETTARE DA UN FORTE ALLEATO

1. (C/NF) Gentile Segretario, mentre lascio Roma dopo una permanenza di tre anni e mezzo, mi conceda il privilegio di condividere con lei le mie riflessioni sullo stato dei rapporti USA-Italia. Lungo tutto il periodo del dopoguerra, in particolare dalla fine della guerra fredda, l’Italia ha dimostrato di essere un partner solido, serio e affidabile per la politica USA, soprattutto verso le questioni internazionali a cui teniamo di più. In fin dei conti, l’Italia ha sempre contribuito in modo sostanziale, sia operativamente sia politicamente, alla realizzazione degli obiettivi condivisi, sebbene non sia stato sempre riconosciuto al governo italiano lo stesso grado di legittimazione riservato ad altri alleati. Considerati i compiti strategici che si profilano in futuro, e le richieste che faremo a breve, su questioni che vanno dall’Afghanistan alla chiusura di Guantanamo, varrebbe la pena di fare un piccolo investimento iniziale per spianarci la strada.

2. (C/NF) L’Italia è uno dei pilastri fondamentali del nostro rapporto con l’Europa ed è indispensabile in qualsiasi sforzo volto a incanalare le risorse europee per affrontare i nostri interessi globali. Come membro della Nato, dell’Unione Europea e del G8, l’Italia ha partecipato ai pesanti sforzi internazionali per sconfiggere i talebani e stablire un governo democratico in Afghanistan; per porre fine allo spargimento di sangue e per portare stabilità nella penisola balcanica; per proteggere Israele dagli attacchi terroristici degli estremisti; mantenere la stabilità in Libia; nell’aiuto dato all’Iraq a ritrovare un equilibrio dopo anni di repressione politica, grazie all’assistenza nello sviluppo politico ed economico del Paese, in particolare in tema sicurezza. Per le forze USA, l’Italia rappresenta una piattaforma geostrategica unica in Europa, e consente di raggiungere facilmente zone a rischio in tutto il Medio Oriente, l’Africa e l’Europa. E, a causa di questa posizione, l’Italia è la sede del più completo arsenale militare – dal 173 brigata aerotrasportata e i Global Hawks – di cui noi disponiamo al di fuori del territorio degli Stati Uniti. Cosa ancor più importante, l’Italia ha dimostrato la volontà, e anche l’entusiasmo, di affiancare gli Stati Uniti nell’affrontare molte delle più pressanti questioni della nostra epoca.

3. (C/NF) Questo non significa che l’Italia rappresenti sempre il partner ideale per sostenere gli sforzi degli Usa. Il lento ma sostanziale declino economico del Paese minaccia la sua capacità di avere un peso sulla scena internazionale. E la sua classe dirigente dimostra spesso di non avere una visione strategica – caratteristica sviluppatasi attraverso decenni di coalizioni di governo instabili e di breve durata. Le istituzioni italiane non sono sviluppate come sarebbe opportuno aspettarsi da un moderno Paese europeo. La mancanza di volontà e l’incapacità dei leader italiani di affrontare i problemi strutturali che affliggono la loro società – un assetto economico non competitivo, la decadenza delle infrastrutture, il debito pubblico che aumenta, la corruzione endemica – continuano a essere fonte di preoccupazione per i suoi partner, e danno l’impressione di un governo inefficiente e debole. Il primo ministro Silvio Berlusconi è involontariamente diventato il simbolo di questo processo. Le sue continue gaffe e la sua povertà di linguaggio hanno più di una volta offeso gran parte del popolo italiano e molti leader europei. La sua chiara volontà di anteporre i propri interessi personali a quelli dello stato, il suo privilegiare le soluzioni a breve termine a discapito di investimenti lungimiranti, il suo frequente utilizzo delle istituzioni e delle risorse pubbliche per ottenere benefici elettorali sui suoi avversari politici hanno danneggiato l’immagine dell’Italia in Europa, creato un tono disgraziatamente comico alla reputazione dell’Italia in molti settori del governo statunitense.

4. (C/NF) Detto questo, in politica estera, l’Italia ha fatto molti sforzi – alcuni più seri, altri meno – per mantenere una posizione d’influenza e rilevanza internazionale. In molti casi, l’Italia non ha allocato le risorse militari, economiche o diplomatiche necessarie a condurre, o anche solo a partecipare, ad alcune delle questioni affrontate dalla comunità internazionale. Ma quando le è stato richiesto, è sempre riuscita a supportare la nostra leadership: in Iraq, in Afghanistan o in Medio Oriente. Mentre una crescita stagnante ha prodotto maggiori pressioni sul bilancio, desta ulteriore preoccupazione la mancanza di volontà del governo italiano nel prendere decisioni rapide in supporto alle esigenze dell’alleanza. In molti casi, l’Italia ha cercato di compensare la mancata allocazione di risorse, proponendosi come grande mediatore mondiale, un ruolo autoconferitosi che i politici (e in particolare Silvio Berlusconi) credono dia grande visibilità e virtualmente nessun costo. Senza alcun tipo di coordinamento esterno, i leader italiani hanno cercato di mediare nei rapporto dell’Occidente con la Russia, nell’impegno verso Hamas e Hizballah, nello stabilire nuovi canali di negoziazione con l’Iran ed espandendo l’agenda e il mandato del G8.

5. (C/NF) La combinazione tra declino economico e idiosincrasie politiche ha spinto molti leader europei a denigrare i contributi italiani, e di Berlusconi. Noi non dobbiamo farlo. Dobbiamo riconoscere che un impegno di lunga durata con l’Italia e i suoi leader ci procurerà importanti dividendi strategici, ora e in futuro. L’influenza italiana nei balcani ci aiuterà a consolidare gli obiettivi faticosamente raggiunti negli ultimi vent’anni. Le truppe italiane continueranno ad avere un ruolo determinante al mantenimento della pace in Libano e Afghanistan. Con la creazione di AFRICOM, l’Italia è diventata un partner ancor più significativo per il progetto energetico. Guardando al futuro, dobbiamo riconoscere che gli investimenti italiani saranno decisivi per ogni comune politica di sicurezza energetica UE-USA che voglia contenere l’incremento dell’utilizzo impudente e aggressivo di Putin dell’energia come strumento di estensione dell’influenza Russa (una strategia attuata dal Cremlino che i player italiani del settore energetico purtroppo hanno supportato). La pressione economica italiana, se vi daremo una seria spinta, potrebbe rivelarsi cruciale nell’inviare un messaggio chiaro e potente a Theran nell’ottica di risoluzione della questione nucleare, e la voce italiana può rivelarsi molto importante, per trasformare in nazioni stabili, prosperose e democratiche quei paesi che aspirano all’ingresso nella Nato e nella UE. Gli italiani si stanno già preparando a quella che ritengono sarà la prima tra le richieste USA – l’insediamento dei detenuti di Guantanamo e un più ampio e approfondito impegno in Afghanistan.

6. (C/NF) ll primo ministro Silvio Berlusconi enfatizza continuamente il significato del legame USA-Italia. Benché in realtà non sia sintonizzato con i nostri ritmi politici quanto ritiene di essere, è genuinamente e profondamente devoto al rapporto con gli USA. Il suo ritorno in politica la scorsa primavera ha portato un tangibile e pressoché immediato miglioramento nella nostra capacità di conseguire risultati da un punto di vista operativo. E il ministro degli esteri Frattini è uno statista di comprovata esperienza. Man mano che Berlusconi si dovrà sempre più occupare di politica interna (in particolar modo delle questioni economiche), Frattini avrà maggior peso nel determinare quella estera. Entrambi desiderano confrontarsi con lei e cercano una guida che li aiuti ad affrontare gli urgenti problemi del mondo. Al loro fianco troverà politici e rappresentanti istituzionali che ritengono fondamentale la relazione e il coordinamento con la classe dirigente e i rappresentanti istituzionali americani per forgiare il percorso politico dell’Italia nel mondo, e anche in Europa. Sono convinto che, nella misura in cui lei e i suoi più stretti collaboratori resterete in contatto e vi coordinerete con i leader italiani, avremo risultati soddisfacenti. Allo stesso modo, se troveremo il modo di includere l’Italia nel gruppo di nazioni con cui lavoriamo a più stretto contatto sui temi chiave – come il Medio Oriente, l’Iran e l’Afghanistan – lei e il presidente troverete moltissimi modi per incanalare il grande potenziale italiano in supporto agli obiettivi strategici statunitensi. Ancor più importante, dall’osservatorio privilegiato di chi conosce l’Italia e la sua popolazione da più di quarant’anni, nonostante gli insuccessi e le incapacità dei suoi rappresentanti istituzionali, bisogna riconoscere nell’Italia un alleato sincero e affidabile, effettivamente capace di rinnovare con entusiasmo una rapporto di stretta collaborazione.

7. (C/NF) Per me è stato un enorme privilegio servire il popolo americano qui. Mi auguro che lei e il presidente otteniate il più grande successo dalla collaborazione con questo grande alleato.
SPOGLI

fonte L’espresso

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