«Natura! Esclama il poeta. Noi siamo da essa circondati e avvinti, senza poter da essa uscire e senza poter entrare in essa più profondamente. Non invitati e non avvertiti, essa ci prende nel giro della sua danza e ci attrae nel vortice, finché, stanchi, cadiamo nelle sue braccia. Essa crea eternamente nuove forze: ciò che era non torna; tutto è nuovo, e nondimeno è sempre antico.
Noi viviamo nel mezzo di essa, e le siamo estranei. Essa parla incessantemente con noi, e non ci palesa il suo segreto. Noi operiamo costantemente su di essa, e tuttavia non abbiamo su di essa nessun potere. Pare che la natura tutto abbia indirizzato verso l’individualità, eppure non sa che farsene degli individui. Artista incomparabile, senza apparenza di sforzo passa dalle opere più grandi alle minuzie più esatte. E ognuna delle sue opere ha una propria esistenza, ognuna delle sue manifestazioni un proprio concetto; ma nel tempo stesso tutto è uno.
V’è una vita eterna, un divenire e un moto incessante in essa, ma nel suo complesso non si espande.
Anche l’innaturale è natura: chi non la vede dovunque, non la vede veramente in nessuna parte.
Essa si compiace dell’illusione, e punisce come un tiranno chi la distrugge in sé e negli altri, mentre stringe come un figlio al cuore chi l’asseconda. I suoi figli sono innumerevoli. Verso nessuno è avara, ma ha i suoi preferiti, ai quali prodiga molto e molto sacrifica. Essa fa uscire le sue creature dal nulla, e non dice loro donde vengono e dove vanno: esse debbono soltanto camminare; lei sola sa la via. Il suo teatro è sempre nuovo, perché essa crea sempre nuovi spettatori. La vita è la sua più bella invenzione, e la morte è il suo artifizio per avere più vita. Essa da bisogni, perché ama il movimento ed è mirabile vedere con che scarsi mezzi riesca ad ottenere tanto moto. Essa non ha lingua né parla, ma crea lingue e cuori, mediante i quali parla e sente. La sua corona è l’amore: solo con questo ci si avvicina ad essa. È intera, e nondimeno è sempre incompiuta. Non conosce passato e futuro; il presente è la sua eternità».

Johann Wolfgang von Goethe

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