« (…) A partire dal 1945, dopo un dramma atroce, le forze presenti in seno al Consiglio della Resistenza si dedicano ad un’ambiziosa risurrezione. Ricordiamolo, allora fu creata la Previdenza Sociale così come la Resistenza voleva, come previsto nel suo programma: «Un piano completo di Sicurezza sociale, mirante ad assicurare a tutti i cittadini i mezzi di sussistenza, in tutti i casi in cui sono incapaci di procurarseli con il lavoro»; «Una pensione che permetta ai vecchi lavoratori di finire dignitosamente i loro giorni». Le fonti energetiche, l’elettricità e il gas, le miniere di carbone, le grandi banche furono nazionalizzate. Questo preconizzava il programma: «il ritorno alla nazione dei grande mezzi di produzione monopolizzata, frutto del lavoro comune, delle sorgenti di energia, delle ricchezze del sottosuolo, delle compagnie di assicurazione e delle grandi banche»; «L’instaurazione di una vera democrazia economica e sociale che implichi l’esclusione dei grandi feudi economici e finanziari dalla direzione dell’economia». L’interesse generale deve prevalere sull’interesse particolare, e l’equa distribuzione delle ricchezze create dal mondo del lavoro deve primeggiare sul potere del denaro. La Resistenza propose: «una razionale organizzazione dell’economia per garantire la subordinazione degli interessi individuali all’interesse generale, libera da una dittatura professionale instaurata sull’esempio degli Stati fascisti»; ed il Governo provvisorio della Repubblica se ne fece portavoce. Una vera democrazia ha bisogno di una stampa indipendente; la Resistenza lo sa, lo esige, difendendo «la libertà della stampa, il suo onore e la sua indipendenza rispetto allo Stato, al potere del denaro e dalle influenze straniere». Questo dicevano i decreti per la stampa nel 1944. Ora è proprio questo che oggi è in pericolo. La Resistenza chiedeva «l’effettiva possibilità per tutti i bambini francesi di beneficiare dell’istruzione più avanzata», senza discriminazione; ora, le riforme proposte nel 2008 vanno contro questo progetto. Dei giovani insegnanti di cui sostengo l’azione, si sono rifiutati di applicarle ed hanno visto i loro stipendi mutilati per punizione. Si sono indignati, hanno «disubbidito», hanno giudicato queste riforme troppo lontane dall’ideale della scuola repubblicana, troppo al servizio di una società del denaro e non più in grado di sviluppare lo spirito creativo e critico. È tutto lo zoccolo duro delle conquiste sociali della Resistenza che oggi è rimesso in discussione.

Il motivo della resistenza, è l’indignazione

C’è chi ha il coraggio di sostenere che lo Stato non può assicurare più i costi di queste misure civili e sociali. Ma come può mancare oggi il denaro per mantenere e prolungare queste conquiste dal momento che la produzione di ricchezze è aumentata considerevolmente dalla Liberazione, periodo in cui l’Europa era in rovina? Se non perché il potere del denaro, così combattuto dalla Resistenza, non è stato mai tanto grande, insolente, egoista, coi suoi propri servitori fino alle più alte sfere dello Stato. Le banche oramai privatizzate si mostrano in primo luogo preoccupate dei loro dividendi, e dei cospicui stipendi dei loro dirigenti, non dell’interesse generale. La distanza tra i più poveri e i più ricchi non è stata mai tanto rilevante; e la corsa al denaro, la competizione, tanto incoraggiata.

Il motivo di base della Resistenza era l’indignazione. Noi, veterani dei movimenti di resistenza e delle forze combattenti della Francia libera, chiamiamo le giovani generazioni a far rivivere, trasmettere, l’eredità della Resistenza ed i suoi ideali. Diciamo loro: prendete il testimone, indignatevi! I responsabili politici, economici, intellettuali e l’insieme della società non devono disorientarsi, né lasciarsi impressionare all’attuale dittatura internazionale dei mercati finanziari che minaccia la pace e la democrazia.

Auguro a tutti voi, a ciascuno di voi, di avere il vostro motivo di indignazione. È una cosa preziosa. Quando qualche cosa vi indigna come mi sono indignato io per il nazismo, allora si diventa militante, forte ed impegnato. Si ricongiunge il flusso della storia, e la grande corrente della storia deve proseguire grazie ad ognuno di noi. E questa corrente va nel senso di una maggiore giustizia, di più libertà ma non questa libertà incontrollata della volpe nel pollaio.
Questi diritti di cui la Dichiarazione universale ha redatto il programma nel 1948, sono universali. Se incontrate qualcuno che non ne beneficia, compiangetelo, aiutatelo a conquistarli. (…)»

Stéphane Hessel
da «Indignatevi!»

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