E mentre Obama apre le porte, tende le mani, lancia messaggi di pace e collaborazione in Iran si continua a morire di oppressione. Si è spento in carcere, infatti, il giovanissimo blogger di Teheran Omid Mirsayafi, mentre il governo decideva di liberalizzare Facebook, per lungo tempo oscurato. Come è noto i regimi autoritari si nutrono di propaganda e “fumo negli occhi” soprattutto nei riguardi degli altri paesi, quelli “democratici” intendo. Intanto, il governo di Ahmadinejad ha presentato un disegno di legge che prevede la pena di porte per coloro che gestiscono blog o siti web nei quali “viene propagandata la corruzione, la prostituzione e l’apostasia”. E chissà cosa mai intendano per apostasia?! La proposta non è ancora legge, ma la repressione sui bloggers si è inasprita. Negli ultimi mesi decine di persone sono state arrestate per “aver complottato contro la Repubblica”. Tra queste c’è anche Ali Derakhshani, il padre dei bloggers iraniani, che tra le tante cose, sul suo blog aveva diffuso un software in persiano, non in inglese, aprendo la strada in tal modo a migliaia di bloggers. La repressione uccide, non c’è dubbio, la mancanza di libertà condanna all’ignoranza e alla miseria, ma il potere della rete a lungo andare è molto più forte, è dirompente. Milioni di iraniani usano internet, come milioni di cinesi, di siriani, coreani…il persiano è la quarta lingua nel mondo del web. Forse non saranno le parole di Obama a liberare gli iraniani ma la creatività, l’intelligenza e il coraggio di questo popolo che ha capito che “La benedizione che ha portato la Repubblica islamica è che oggi non c’è più nulla di sacro”. Parole di un blogger iraniano.

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