La storia dell’Inquisizione e dell’antisemitismo sistematico non lascia dubbi sul fatto che i capri espiatori ufficiali della società non sono perseguitati per aver commesso azioni proibite, o perché possano commetterne, ma perché sono considerati «nemici interni».
Distruggere i nemici interni è un dovere patriottico ed un’azione moralmente meritoria, proprio come lo è il difendersi dai nemici esterni e il distruggerli. E quindi ancor peggio che futile – irragionevole o persino aggravante – cercare di provare il valore morale o l’utilità sociale di particolari individui, quando si è stabilito che essi sono membri di una classe di capri espiatori ufficialmente designati. Heinrich Heine e Albert Einstein non migliorarono la posizione degli ebrei nella Germania nazista; se mai, l’aggravarono.
Talvolta i persecutori trattano con misericordia una vittima in errore e tormentata dalla colpa che si umilia dinanzi ai suoi oppressori; ciò che essi non possono perdonare è una vittima irreprensibile e virtuosa, la cui stessa innocenza è un’intollerabile offesa ai suoi tormentatori e che deve, quindi, essere distrutta senza misericordia.
Insomma, gli uomini o obbediscono alle leggi, o non vi obbediscono. Se non vi obbediscono, la vittima non è punita per ciò che ha fatto, ma per quello che è. Le nostre pratiche di salute mentale rappresentano un ritorno massiccio a questo principio collettivistico e sadistico di controllo sociale.

Thomas Szasz
da «I manipolatori della pazzia»Feltrinelli

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