Qualcuno riesce anche a dire che Berlusconi ha perso, qualcuno riesce anche a crederci, sommando punti, percentuali, ridicoli calcoli di una democrazia allo sbando. Le destre in Europa prendono piede, anzi prendono piede le destre xenofobe, quelle il cui motto è “soluzione finale per zingari ed ebrei”, è il caso dell’Olanda. Ciò ci consola in fondo. Noi italiani riusciamo ancora a stupirci davanti alla pur minima affermazione di stampo razzista e talvolta riusciamo anche ad indignarci quando vengono lesi i diritti umani. Del resto siamo gente calda noi, gente mediterranea, gente abituata ad accogliere e non a respingere. E infatti abbiamo accolto con infinità ospitalità un noto campeggiatore africano, il pacifico dittatore Mohammed al-Qaddafi, facendo sfoggio dell’amicizia secolare che ci lega con la Libia, non battendo ciglio alle provocazioni dell’illustre ospite, prostrandoci alla sua saggezza e al suo acume politico. Silvio Berlusconi e Mohammed al-Qaddafi, una coppia perfetta, se non fosse per il divario intellettuale e per la coerenza politica che nonostante tutto, nonostante lo sprezzo per la democrazia e per i diritti umani, caratterizza il dittatore libico. Memorabile l’incontro con l’intellighenzia femminile italiana, rappresentata ovviamente da Mara Carfagna. Un evento memorabile certo, se non fosse per il fatto che il nostro patto di sangue con la Libia si basa sui miliardi di euro che il governo italiano sborsa per costruire infrastrutture in loco, non solo strade e ponti, a risarcimento dell’occupazione fascista, ma anche centri-lager in cui vengono stipati i migranti e privati del diritto d’asilo. Ecco questa è la nostra amicizia con la Libia. E mi sembra giusto vantarsene mentre si approva una legge contro le intercettazioni telefoniche che erano l’ultimo barlume di legalità in questo paese. Un paese in cui tutti gli affari sono gestiti dalle mafie, in cui le mafie si insinuano nelle relazioni sociali e interpersonali, politiche, civili. Un paese in cui vige la cultura dell’illegalità, dell’evasione, dell’imbroglio. Educazione all’imbroglio, educazione all’illegalità e all’autoritarismo, all’arroganza e al menefreghismo. E certo che tendiamo la mano alla Libia di al-Qaddafi, complimentandoci per il risultato elettorale del duce vincitore che ancora una volta ha mietuto consensi sbalorditivi anche a Sud, in Campania per esempio, dove ha stravinto in tutte le provincie. Anche in quella di Napoli. Non poteva essere diversamente, dopo che con le sue innumerevoli bacchette magiche Berlusconi è riuscito a seppellire la spazzatura qua e là e a lasciare a cielo aperto quella che si estendeva nelle sterminate periferie, quella che in televisione non passa, quella che non disturba gli ospiti illustri del bel paese. E’ divertente, davvero divertente, vedere, e purtroppo sentire, gli abitanti di Forcella o di altri quartieri popolari del capoluogo campano, inneggiare a Berlusconi, fare di lui un mito, un sogno, un qualcosa da emulare, e intanto continuare a spacciare, delinquere, sparare e urlare, sognando di passare una serata a villa Certosa. Il potere, nel nostro paese, va a braccetto con l’illegalità, il denaro, la ricchezza è frutto dell’imbroglio, non delle capacità personali, in un paese che non premia, anzi mortifica il merito, sempre che non venga da madre natura e che non ci si disponga a farne una buona mercificazione.

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