Un anno fa l’aviazione militare israeliana diete vita all’operazione detta “piombo fuso”, ossia l’uccisione, il massacro di 1400 civili palestinesi e il ferimento irreversibile di molti altri,la distruzione di case, scuole, moschee e di quei minimi simboli di normalità che rimanevano nella Striscia di Gaza. Un anno fa le immagini di quel massacro ci indignavano, ci angosciavano e provocavano dentro di noi (non di tutti, sia chiaro) un sentimento di profonda ingiustizia e compassione. Oggi, gli abitanti di quella terra martoriata hanno osservato un minuto di silenzio nel ricordo delle vittime di quell’attacco, mentre le emittenti locali e non davano ampio spazio alla propaganda belligerante di Hamas, secondo la quale l’esercito israeliano si era ritirato perchè costretto dai combattenti palestinesi. Sarà anche vero, del resto, Israele non ha ottenuto gran cosa dall’operazione “piombo fuso”, se non un mare di sangue e macerie che resteranno per sempre impuniti. Ci sono crimini che l’umanità non vede come tali, ad esempio la guerra contro i popoli del Sud del mondo, tutti; se un anno fa l’esercito tedesco avesse invaso la Francia, sterminando donne e bambini, distruggendo case con armi micidiali, il mondo intero si sarebbe indignato e i grandi della terra si sarebbero riuniti, impegnati per porre fine alla guerra e punire i colpevoli. Ma questa è un’osservazione vecchia. Su Gaza, sulla Palestina, solo mesi di silenzio, accompagnato da doverosa riverenza verso Israele. Tale riverenza, tale intoccabilità è nauseante e ci allontana sempre di più dai buoni sentimenti di pace e di comprensione. I crimini impuniti, i crimini non riconosciuti fanno annegare l’uomo nell’odio e scavano solchi profondi tra gli esseri umani che trattati, convenzioni, assemblee e pompose colazioni di lavoro non riusciranno mai a colmare.
Dalla parte di Gaza e di tutte le vittime dell’indifferenza.

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