La maggioranza dei socialisti, oggigiorno, sono discepoli di Karl Marx e da lui hanno preso il convincimento che l’unica forza politica in grado di far trionfare il socialismo è il rancore del proletariato nei confronti di chi ha in suo potere i grandi mezzi di produzione. Per una inevitabile reazione, i non proletari hanno pensato, con poche eccezioni, che il socialismo fosse qualcosa cui bisognava opporsi; e quando sentono predicare la guerra di classe da coloro che si proclamano loro nemici, sono naturalmente indotti a cominciarla loro, la guerra, finché sono ancora al potere. Il fascismo è una ritorsione al comunismo, e una ritorsione formidabile. Finché il socialismo è predicato in termini marxisti, solleverà un antagonismo tanto potente che il suo successo, almeno nei paesi occidentali più sviluppati, diventa di giorno in giorno più improbabile. È chiaro che avrebbe suscitato l’opposizione delle classi ricche in ogni caso, ma sarebbe stata una opposizione meno violenta e meno diffusa.
Per parte mia, sebbene io sia un socialista convinto quanto il più ardente marxista, non considero il socialismo come il vangelo delle rivendicazioni proletarie e nemmeno, fondamentalmente, come un mezzo per assicurare la giustizia economica. Lo considero prima di tutto come un adattamento alla macchina della produzione richiesto da considerazioni di buon senso e calcolato in modo da accrescere la felicità non soltanto dei proletari, ma di tutti quanti, ad eccezione di una piccola minoranza della razza umana. E se oggi non si riesce a rendersene conto senza un violento sforzo, ciò è da attribuirsi in gran parte alla virulenza degli avvocati del socialismo. Ma ho ancora speranza che una difesa più equilibrata possa smussare l’opposizione e rendere possibile una transizione meno catastrofica. (…)

Bertrand Russell
da «Elogio dell’ozio» – TEA

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