President Obama has made clear the commitment of the United States to actively pursue peace and security in Israel and the Middle East. The United States strongly supports the goal of two states, Israel and a Palestinian state, living side by side. To support this goal, President Obama has requested additional funding be made available for development within the West Bank and Gaza, which will help to build a solid foundation for a future Palestinian state. International Relief and Development (IRD), a leading development organization specializing in conflict and post-conflict environments, has been awarded nearly $30 million to build new roads and rehabilitate existing roads in and around 16 cities of the West Bank. Leggi tutto »

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Un anno fa l’aviazione militare israeliana diete vita all’operazione detta “piombo fuso”, ossia l’uccisione, il massacro di 1400 civili palestinesi e il ferimento irreversibile di molti altri,la distruzione di case, scuole, moschee e di quei minimi simboli di normalità che rimanevano nella Striscia di Gaza. Un anno fa le immagini di quel massacro ci indignavano, ci angosciavano e provocavano dentro di noi (non di tutti, sia chiaro) un sentimento di profonda ingiustizia e compassione. Oggi, gli abitanti di quella terra martoriata hanno osservato un minuto di silenzio nel ricordo delle vittime di quell’attacco, mentre le emittenti locali e non davano ampio spazio alla propaganda belligerante di Hamas, secondo la quale l’esercito israeliano si era ritirato perchè costretto dai combattenti palestinesi. Sarà anche vero, del resto, Israele non ha ottenuto gran cosa dall’operazione “piombo fuso”, se non un mare di sangue e macerie che resteranno per sempre impuniti. Ci sono crimini che l’umanità non vede come tali, ad esempio la guerra contro i popoli del Sud del mondo, tutti; se un anno fa l’esercito tedesco avesse invaso la Francia, sterminando donne e bambini, distruggendo case con armi micidiali, il mondo intero si sarebbe indignato e i grandi della terra si sarebbero riuniti, impegnati per porre fine alla guerra e punire i colpevoli. Ma questa è un’osservazione vecchia. Su Gaza, sulla Palestina, solo mesi di silenzio, accompagnato da doverosa riverenza verso Israele. Tale riverenza, tale intoccabilità è nauseante e ci allontana sempre di più dai buoni sentimenti di pace e di comprensione. I crimini impuniti, i crimini non riconosciuti fanno annegare l’uomo nell’odio e scavano solchi profondi tra gli esseri umani che trattati, convenzioni, assemblee e pompose colazioni di lavoro non riusciranno mai a colmare.
Dalla parte di Gaza e di tutte le vittime dell’indifferenza.

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Non potremmo mai essere con Ahmadinejad perchè è un tiranno, perchè opprime il suo popolo, reprime la cultura, la libertà.
Non potremmo mai essere con Ahmadinejad perchè il suo regime condanna al carcere i blogger, i giornalisti, gli omosessuali, perchè questo stesso regime condanna anche a morte.
Non appoggeremmo mai Ahamadinejad e le sue idee perchè siamo per il disarmo e per l’energia pulita, ma soprattutto perchè detestiamo la propaganda, in particolar modo quando i deboli vengono strumentalizzati e si rievocano aberranti slogan del passato. Mai con Ahmadinejad, è chiaro. Ma bisogna anche distinguere, essere critici e non seguire le tendenze della politica internazionale. Conferenza ONU sul razzismo, Ginevra, 20 Aprile 2009, Ahmadinejad definisce Israele un paese razzista e critica l’ONU per non aver preso una posizione netta in merito all’ultimo micidiale intervento di Israele a Gaza. Molti, quasi tutti lasciano la sala in fila indiana, tanti altri non erano neppure presenti. Illustri assenti direi. Gli USA, l’Italia, la Germania forse non ritenevano fosse importante prendere posizioni nette nei confronti del razzismo e soprattuto dello sterminio legalizzato. Le televisioni e i giornali di tutto il mondo hanno fatto sentire e rivedere fino alla nausea il discorso di Ahmadinejad e la pantomima dei presenti, mettendo in atto a pieno il piano sottile del dittatore, concedergli un enorme pubblicità dentro e fuori il suo paese, creare il personaggio del male, quello con il quale non si può discutere, quello da spodestare prima o poi per una nuova guerra di liberazione, per portare anche in Iran la democrazia con tante belle bombe al fosforo! Leggi tutto »

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“Closed Zone”, zona chiusa, di Goodman, è stato realizzato per Gisha, una ong con sede a Tel Aviv, a favore della libertà di movimento, per sensibilizzare il pubblico sul dramma degli abitanti di Gaza e sulla loro impossibilità di vivere una vita normale, una vita libera su una terra libera.

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4,48 miliardi di dollari sono stati promessi dai paesi donatori ai palestinesi (esclusa Hamas) per la ricostruzione di Gaza e per il rilancio dell’economia palestinese. Benissimo, il denaro che l’occidente dona ai palestinesi non sarà mai sufficiente a risarcirli dei danni che abbiamo fatto loro, innanzitutto non aiutandoli a risolvere il conflitto israelo-palestinese. Una parte dei soldi serviranno alla ricostruzione di Gaza, ma perché noi dobbiamo pagare le distruzioni di Israele? Giusto anticipare i soldi ai palestinesi ma poi bisognerebbe addebitarli a Israele, forse la prossima volta ci penserebbe prima di bombardare i territori palestinesi distruggendo case e infrastrutture. Ai costi delle armi il governo israeliano dovrebbe aggiungere il risarcimento per i beni materiali distrutti e, perché no, delle vittime? Quanto valgono 1.400 palestinesi uccisi nell’attacco a Gaza e tutti gli altri? Forse se i governi guerrafondai, tutti, rispondessero delle loro azioni, anche con il risarcimento delle vittime, sarebbero costretti a ridurre le spese per le armi e forse a riflettere sulle conseguenze prima di lanciare un attacco.

Giuliana Sgrena

http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/

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vicolo-gazaOggi è il giorno della memoria e va bene. Una memoria che è giusto serbare, tramandare, studiare e va bene. Una memoria che fino a qualche anno fa era di sinistra, era antifascista, partigiana, ora è fondamentalmente di destra o di chi sa farne l’uso migliore al momento giusto. Leggi tutto »

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Il lato tragicomico della guerra a Gaza secondo un vignettista arabo: Emad Hajjaj, co-fondatore e direttore creativo di un sito web dal nome Abu-Mahjoob. Se al titolo corrisponde una promessa (“il padre del nascosto”, questo il titolo tradotto) potrete deciderlo voi stessi. Il sito, sia in arabo che in inglese, ha una sezione archivio succulenta, per chi avesse voglia di guardarsi un pò di satira.

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