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Ten years ago, on 9 July 2004, the International Court of Justice issued its «Advisory Opinion on the Legal Consequences of the Construction of a Wall in the Occupied Palestinian Territory». The Court found that the construction of the Wall, including in and around East Jerusalem, and its associated regime, to be contrary to international law, and that Israel is under an obligation to cease among other things, construction of the Barrier and to dismantle sections already constructed.

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Israel’s campaign against Palestinian filmmaker Mohamed Bakri’s film Jenin Jenin is part of a twisted logic that demands that Palestinians apologise for Israeli crimes

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The story began in April 2002, when the Israeli Defence Force (IDF) invaded the Palestinian refugee camp in the West Bank town of Jenin, levelled it to the ground, killed more than 70 people and buried civilians alive in their demolished homes and the smoldering buildings.

During Operation Defensive Shield, the Israeli name for the Jenin massacre, the IDF refused to allow journalists, human- rights and humanitarian organisations into the camp. Jenin remained sealed off for days after the invasion. Leggi tutto »

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President Obama has made clear the commitment of the United States to actively pursue peace and security in Israel and the Middle East. The United States strongly supports the goal of two states, Israel and a Palestinian state, living side by side. To support this goal, President Obama has requested additional funding be made available for development within the West Bank and Gaza, which will help to build a solid foundation for a future Palestinian state. International Relief and Development (IRD), a leading development organization specializing in conflict and post-conflict environments, has been awarded nearly $30 million to build new roads and rehabilitate existing roads in and around 16 cities of the West Bank. Leggi tutto »

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Un anno fa l’aviazione militare israeliana diete vita all’operazione detta “piombo fuso”, ossia l’uccisione, il massacro di 1400 civili palestinesi e il ferimento irreversibile di molti altri,la distruzione di case, scuole, moschee e di quei minimi simboli di normalità che rimanevano nella Striscia di Gaza. Un anno fa le immagini di quel massacro ci indignavano, ci angosciavano e provocavano dentro di noi (non di tutti, sia chiaro) un sentimento di profonda ingiustizia e compassione. Oggi, gli abitanti di quella terra martoriata hanno osservato un minuto di silenzio nel ricordo delle vittime di quell’attacco, mentre le emittenti locali e non davano ampio spazio alla propaganda belligerante di Hamas, secondo la quale l’esercito israeliano si era ritirato perchè costretto dai combattenti palestinesi. Sarà anche vero, del resto, Israele non ha ottenuto gran cosa dall’operazione “piombo fuso”, se non un mare di sangue e macerie che resteranno per sempre impuniti. Ci sono crimini che l’umanità non vede come tali, ad esempio la guerra contro i popoli del Sud del mondo, tutti; se un anno fa l’esercito tedesco avesse invaso la Francia, sterminando donne e bambini, distruggendo case con armi micidiali, il mondo intero si sarebbe indignato e i grandi della terra si sarebbero riuniti, impegnati per porre fine alla guerra e punire i colpevoli. Ma questa è un’osservazione vecchia. Su Gaza, sulla Palestina, solo mesi di silenzio, accompagnato da doverosa riverenza verso Israele. Tale riverenza, tale intoccabilità è nauseante e ci allontana sempre di più dai buoni sentimenti di pace e di comprensione. I crimini impuniti, i crimini non riconosciuti fanno annegare l’uomo nell’odio e scavano solchi profondi tra gli esseri umani che trattati, convenzioni, assemblee e pompose colazioni di lavoro non riusciranno mai a colmare.
Dalla parte di Gaza e di tutte le vittime dell’indifferenza.

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Journalists faced an increasingly grim working environment in 2008, with global press freedom declining for a seventh straight year and deterioration occurring for the first time in every region, according to Freedom House’s annual media study. The rollback was not confined to traditionally authoritarian states; with Israel, Italy and Hong Kong slipping from the study’s Free category to Partly Free status.

“The journalism profession today is up against the ropes and fighting to stay alive, as pressures from governments, other powerful actors and the global economic crisis take an enormous toll,” said Jennifer Windsor, Freedom House executive director. “The press is democracy’s first defense and its vulnerability has enormous implications for democracy if journalists are not able to carry out their traditional watchdog role.”

Freedom House formally released the findings from Freedom of the Press 2009 in Washington in front of the organization’s giant Map of Press Freedom at the Newseum. The study indicates that there were twice as many losses as gains in 2008, with declines and stagnation in East Asia of particular concern. While parts of South Asia and Africa made progress, overall these gains were overshadowed by a campaign of intimidation targeting independent media, particularly in the former Soviet Union and the Middle East and North Africa.

There were some notable improvements. The Maldives made the study’s largest jump, moving to the Partly Free category with the adoption of a new constitution protecting freedom of expression and the release of a prominent journalist from life imprisonment. Leggi tutto »

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Non potremmo mai essere con Ahmadinejad perchè è un tiranno, perchè opprime il suo popolo, reprime la cultura, la libertà.
Non potremmo mai essere con Ahmadinejad perchè il suo regime condanna al carcere i blogger, i giornalisti, gli omosessuali, perchè questo stesso regime condanna anche a morte.
Non appoggeremmo mai Ahamadinejad e le sue idee perchè siamo per il disarmo e per l’energia pulita, ma soprattutto perchè detestiamo la propaganda, in particolar modo quando i deboli vengono strumentalizzati e si rievocano aberranti slogan del passato. Mai con Ahmadinejad, è chiaro. Ma bisogna anche distinguere, essere critici e non seguire le tendenze della politica internazionale. Conferenza ONU sul razzismo, Ginevra, 20 Aprile 2009, Ahmadinejad definisce Israele un paese razzista e critica l’ONU per non aver preso una posizione netta in merito all’ultimo micidiale intervento di Israele a Gaza. Molti, quasi tutti lasciano la sala in fila indiana, tanti altri non erano neppure presenti. Illustri assenti direi. Gli USA, l’Italia, la Germania forse non ritenevano fosse importante prendere posizioni nette nei confronti del razzismo e soprattuto dello sterminio legalizzato. Le televisioni e i giornali di tutto il mondo hanno fatto sentire e rivedere fino alla nausea il discorso di Ahmadinejad e la pantomima dei presenti, mettendo in atto a pieno il piano sottile del dittatore, concedergli un enorme pubblicità dentro e fuori il suo paese, creare il personaggio del male, quello con il quale non si può discutere, quello da spodestare prima o poi per una nuova guerra di liberazione, per portare anche in Iran la democrazia con tante belle bombe al fosforo! Leggi tutto »

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SPEECHLESSLY…

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