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Directed by Herbert J. Biberman

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C’è una ragione a quanto pare. C’è una ragione per questo declino del nostro paese e non si chiama crisi, c’ è una ragione per questo abisso, per questa generazione schiacciata e frustrata, per le famiglie che non vanno avanti, per le aziende che si dileguano, si ristrutturano, incuranti della forza lavoro. C’è una ragione e c’è sempre stata, solo che fino a qualche giorno fa restava un sospetto legato a pochi sfortunati malfattori, i furbetti del quartierino li chiamavano, ora direi i bastardi d’Italia. Per tutti la cosa più sconvolgente è che questi strateghi dei disastri, delle emergenze, alluvioni, feste e commemorazioni, esultassero la notte del terremoto a L’Aquila. Ma non è una novità, qualcuno ha sempre esultato davanti a un terremoto o a qualsiasi altro disastro; chissà per quale assurda ragione la morte dei più deboli coincide sempre con all’arricchimento dei più forti. Ancora si grida allo scandolo perchè anche Bertolaso si fa accompagnare da escort, anzi si fa corrompere da escort, come se anche questa fosse una novità; non era forse più sconvolgente quando le escort bazzicavano a Palazzo Grazioli? Leggi tutto »

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Quando si prende in mano un libro di quasi seicento pagine si intraprende senz’altro una lunga avventura e si sceglie più o meno consapevolmente di andar e a vivere con qualcuno dei personaggi per un bel po’ di tempo. Quando poi i personaggi sono tanti e hanno nomi anche difficili da ricordare, quando l’autore è in ognuno di questi personaggi nonché in se stesso, allora si inizia a condividere con lui anche le sensazioni, i pensieri, le percezioni. Leggendo “I Racconti della Kolyma” di Varlam Salamov si sente sulla propria pelle il freddo glaciale dei lager sovietici, si sente la fame anche se si è a stomaco pieno, si sente il sapore del pane bianco, delle verdure crude; si materializzano corpi di uomini emaciati e piegati dalla fatica inumana, le macchie sulla loro pelle, le bocche devastate dallo scorbuto, paesaggi irreali e troppo lontani per essere pienamente dipinti nella mente di un lettore del mediterraneo. Salomov racconta la sua devastante e lunga esperienza in un lager sovietico attraverso se stesso e attraverso tutti gli esseri umani che gli sono passati davanti durante la sua detenzione. Racconta di uomini e di donne privati delle loro vite e della loro libertà di pensare e agire perché vittime di un sistema criminale messo in piedi da Stalin, che ha travolto migliaia di sovietici e non solo per decenni, privandoli dei loro affetti e del loro stesso essere senza una ragione. Non per discriminazione razziale vennero istituiti i gulag, non per avere forza lavoro gratuita, o almeno non solo per questo. Leggi tutto »

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Parlare di Silvio Berlusconi è noioso, ridondante, deprimente, quindi a volte è giusto sospendere qualsiasi commento, è giusto anche sospendere il minimo di impegno civile che questa società consente e tacere, far finta di niente. Meglio pensare a come salvarsi la vita, il lavoro per chi ce l’ha e ignorare il fatto che questo paese, l’Italia, stia felicemente marcendo. Poi un bel giorno si sente che qualcuno dice che Berlusconi è il mandante delle stragi mafiose che hanno insanguinato l’Italia. Io non mi stupisco, non mi indigno, non più, mi chiedo solo: in quale losco affare, losco mistero del nostro paese non è coinvolto Silvio Berlusconi? Come mai, nonostante i sospetti, le accuse, i processi deviati, è ancora lì dove si trova a manovrare le nostre vite per mezzo delle leggi per sé necessarie? Questo forse è l’unico mistero d’Italia. Tuttavia, le cose non gli vanno più bene come un tempo o forse ha semplicemente tirato troppo la corda, forse ha dimenticato di accontentare qualcuno, forse i suoi messaggi in codice alla Piovra non sono stati ben recepiti, forse non bastano più. Leggi tutto »

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Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.

Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l’idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai. Leggi tutto »

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Vorrei vedere i nomi di Berlusconi, Maroni, Bossi, Schifani e tutti gli altri scritti su una lavagna per mano di un bambino nigeriano, per manodi una donna sudanese, clandestina. Vorrei poi che li chiamassero uno ad uno, con toni rudi e approssimativi, la bocca coperta da una mascherina, le armi puntate e che li processassero. Leggi tutto »

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Buon primo maggio quasi a tutti, buon primo maggio alle casalinghe, alle madri, ai padri che vedono i figli solo quando dormono, ai padri senza figli, alle donne che i figli li fanno a quarant’anni e a quelle che non li fanno perchè non sanno dove metterli. Buon primo maggio a chi ha un lavoro, a chi la mattina si sveglia all’alba, a chi all’alba si addormenta. Buon primo maggio a chi lavora sotto il sole, sotto la pioggia, a chi si aliena e mortifica le proprie passioni al calduccio di un ufficio, a chi corre in auto avanti e indietro, a chi da gli ordini e a chi li esegue. Buon primo maggio a chi ha un lavoro e lo cambierebbe, a chi ha un lavoro e lo lascerebbe, a chi non si arrende alla necessità, a chi ha il coraggio, a chi non si lamenta. Buon primo maggio a chi il lavoro non ce l’ha, a chi non lo ha mai avuto e a chi lo ha perso, a chi il lavoro lo ha nero, a chi lo ha rosso, rosso di sangue. Leggi tutto »

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