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Romani che esordisce nella sua nuova veste di ministro definendo ‘odiosa’ la puntata di Report sull’affaire Antigua che vede coinvolto il premier. Masi che blocca il programma ‘Vieni via con me’ di Saviano e Fazio a tre settimane dal debutto e che rimanda la resa dei conti con Santoro alla fine dell’iter dell’arbitrato. C’era una volta il servizio pubblico di informazione, oggi esiste quello della pubblica epurazione.

Il ministro dello Sviluppo ha lasciato intravedere quale sarà l’obiettivo del suo mandato: garantire gli interessi Mediaset e l’immagine di Berlusconi. E siamo all’inizio. Il dg Rai invece ha confermato l’Armageddon: vuole e deve portare al padrone d’Arcore la testa di Santoro e lo scalpo delle voci critiche (Fazio e Saviano). E siamo alla fine, forse. Perché tra la vecchia e la nuova bastonatura del dissenso, la verità è semplice: sullo stesso Masi è piovuta addosso la rabbia di un premier che non lo considera all’altezza della mission censoria a cui è stato preposto. Dunque Masi cerca di portare a casa il risultato prima che sia troppo tardi e che il sire d’Arcore decida una sostituzione, compiendo l’epurazione dell’epuratore. Leggi tutto »

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Non che ci aspettassimo l’affondamento del berlusconismo dalle ultime elezioni, non che fossimo speranzosi in una presa di coscienza degli elettori, ma sentivamo nell’aria un timido profumo di cambiamento che non trovava certo espressione in politici di sinistra polemicanti e balbettanti, ma in un doloroso fermento sociale, umano, nella rabbia del popolo delle non barche, delle non vacanze, del no shopping. E invece, per chi ancora non se ne fosse reso conto, Berlusconi e non solo, la destra, l’autoritarismo, il malaffare vincono ancora; c’è chi ne fa una questione di calcoli matematici: Udc meno Grillo più Rifondazione diviso per Vendola e cose di questo tipo, come se i numeri attutissero un’ennesima sconfitta. I dibattiti televisivi, una volta ritornati in onda, sono diventati insostenibili, ora sono tutti tranquilli, nessuno ha più niente da vincere, bisogna fare le riforme, tutti insieme, con passione, facendosi dare preziosi suggerimenti da Carla Bruni, magari. I Tg sono il trailer di un film dell’orrore: cadaveri nel lago, gole sgozzate, pensionati bruciati vivi. Nessuno fa cenno all’Italia reale, a quella grossa fetta di paese sull’orlo della povertà, nessuno si interroga sul perché un italiano su tre non ha votato e il tema del momento è il presidenzialismo alla francese! E’un paese divertente il nostro e sembra che gli stranieri vengano a vedere come siamo fatti, come pensiamo, come riusciamo a fare certe cose assurde, come, per esempio, farci governare dalla mafia. Leggi tutto »

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C’è una ragione a quanto pare. C’è una ragione per questo declino del nostro paese e non si chiama crisi, c’ è una ragione per questo abisso, per questa generazione schiacciata e frustrata, per le famiglie che non vanno avanti, per le aziende che si dileguano, si ristrutturano, incuranti della forza lavoro. C’è una ragione e c’è sempre stata, solo che fino a qualche giorno fa restava un sospetto legato a pochi sfortunati malfattori, i furbetti del quartierino li chiamavano, ora direi i bastardi d’Italia. Per tutti la cosa più sconvolgente è che questi strateghi dei disastri, delle emergenze, alluvioni, feste e commemorazioni, esultassero la notte del terremoto a L’Aquila. Ma non è una novità, qualcuno ha sempre esultato davanti a un terremoto o a qualsiasi altro disastro; chissà per quale assurda ragione la morte dei più deboli coincide sempre con all’arricchimento dei più forti. Ancora si grida allo scandolo perchè anche Bertolaso si fa accompagnare da escort, anzi si fa corrompere da escort, come se anche questa fosse una novità; non era forse più sconvolgente quando le escort bazzicavano a Palazzo Grazioli? Leggi tutto »

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I confini tra una parte (quanta?) dello Stato e la mafia sono sottili, spesso inesistenti. Viene persino il dubbio che l’Italia alla fine della Seconda Guerra Mondiale sia stata liberata dai mafiosi americani guidati da Lucky Luciano e non dagli Alleati (ma forse da tutti e due insieme alla CIA…). L’intervista a Nicola Biondo è sconvolgente, ma anche surreale. Ne emerge un gioco di specchi in cui scompare qualunque regola, ogni credibilità delle Istituzioni. Biondo descrive un girone infernale senza nessuna speranza di purgatorio o paradiso nel quale non precipitano i malvagi, ma i cittadini onesti: magistrati, poliziotti, politici, giornalisti in una mattanza nella quale la mafia è spesso il braccio armato di poteri protetti dallo Stato.

Intervista a Nicola Biondo:

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Altro che “abbassare i toni”. Fabrizio Cicchitto suona la carica: «A condurre la campagna d’odio contro Silvio Berlusconi è un network composto dal gruppo editoriale Repubblica-L’Espresso, da quel mattinale delle procure che è il Fatto, da una trasmissione di Santoro e da un terrorista mediatico di nome Travaglio, oltre che da alcuni pubblici ministeri che hanno nelle mani alcuni processi, tra i più delicati sul terreno del rapporto mafia-politica e che vanno in tv a demonizzare Berlusconi». Poi Cicchitto ha qualche parola buona anche per Antonio Di Pietro: «È un partito come l’Idv, con il suo leader Di Pietro, che in questi giorni sta evocando la violenza, come se volesse trasformare lo scontro politico in atto in guerra civile fredda, che coinvolge anche settori più giustizialisti del suo partito, caro onorevole Bersani». Dunque, conclude Cicchitto, «la mano di chi ha aggredito Berlusconi è stata armata da una spietata campagna di odio: ognuno si assuma la propria responsabilità. Ci auguriamo che questa aggressione e questo ferimento servano a qualcosa di più e che dal male venga qualcosa di bene». Come? «Da questa situazione si esce solo disinnescando con leggi funzionali quell’uso politico della giustizia, un cancro che ha distrutto la prima Repubblica e sta minando anche la seconda».

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Firma l’appello: Niente regali alle mafie, i beni confiscati sono cosa nostra

Tredici anni fa, oltre un milione di cittadini firmarono la petizione che chiedeva al Parlamento di approvare la legge per l’uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Un appello raccolto da tutte le forze politiche, che votarono all’unanimità le legge 109/96. Si coronava, così, il sogno di chi, a cominciare da Pio La Torre, aveva pagato con la propria vita l’impegno per sottrarre ai clan le ricchezze accumulate illegalmente.

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