Illustrissimo Signor Presidente,
domani è il 25 aprile, giorno della Liberazione dal fascismo, della vittoria degli alleati sui nazifascisti e dei partigiani sui repubblichini, diventato, proprio per questi motivi, la festa nazionale, cioè di tutti gli italiani. Perché sull’antifascismo è fondata la nostra Repubblica e in esso si riconosce la nostra Patria.

Circa tre anni fa mi è capitato di assistere alla cerimonia dell’ingresso delle spoglie mortali dello scrittore André Malraux nel Panthéon di Francia. La cerimonia era presieduta da Jacques Chirac, presidente della Repubblica, che rappresenta la destra francese, politicamente seguace del partito di quel generale de Gaulle, di cui Malraux era stato ministro, che assieme alle sue truppe, con i partigiani francesi, aveva liberato la Francia dagli invasori nazisti. Ma Chirac non introduceva nel Panthéon un ex ministro di de Gaulle (altrimenti a tutti gli ex ministri spetterebbe un onore simile), bensì un eroe nazionale: il Malraux che da antifascista aveva combattuto nella guerra civile spagnola contro il franchismo e da partigiano nelle formazioni dell’Alsazia contro i nazifascisti. In quella cerimonia l’orchestra, al momento dell’ingresso del feretro nel Panthéon, eseguì l’inno partigiano e la Marsigliese.
L’antifascismo, in Francia come in Italia, non è infatti un «optional»: è un tratto comune delle democrazie europee del dopoguerra.

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Oggi non è il caso di scrivere parole distaccate o di dar luogo a un’alnalisi oggettiva, calma e non violenta degli eventi. Stasera Silvio Berlusconi occuperà ancora una volta la televisione pubblica per autoproclamarsi, autocelebrarsi come miglior presidente degli ultimi 150 anni, come un un buon padre di famiglia, un fedele marito e forse anche un cristiano devoto. Non basta aver annullato un’altra trasmissione Rai, che magari avrebbe potuto dire qualche parola di troppo contro il duce, o forse nessuna, dato che il conduttore di Ballarò non è affatto un rivoluzionario, Berlusconi ha deciso di occupare ancora una volta, con la propria persona, il salotto candido di Bruno Vespa, lui, lui solo con un paio di giornalisti che gli porrano domande studiate, domande inutili. Leggi tutto »

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Video di macondo57 da YouTube

«Il Fascismo non conosce idoli, non adora feticci: é già passato e, se sarà necessario, tornerà ancora tranquillamente a passare sul corpo più o meno decomposto della Dea Libertà. » Leggi tutto »

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“Era un uomo straordinario e di grande cultura, alla Montanelli. Non fu un dittatore spietato come Stalin.” A parlare è Marcello Dell’Utri, intervistato da Claus David. Si, è proprio lui, senatore della Repubblica, eletto nelle file del Pdl, condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa e condannato in Cassazione per frode fiscale. Non ci stupisce affatto un’affermazione di questo tipo come il resto delle sue parole volte a rivalutare una figura storica che torna sempre più spesso e prepotentemente alla ribalta sotto una veste del tutto nuova. Leggi tutto »

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