Le immagini del battibecco tra il ministro e il freelance Carlomagno: “Maleducato, stia zitto”, dice La Russa, “La denuncio, lei mi ha messo le mani addosso” risponde Carlomagno, che aggiunge: “Picchiatore fascista”

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Da secoli l’idea d’Italia suscita nell’animo degli europei un’emozione particolare. Come se l’universo di questa penisola fosse formato di una materia diversa – i paesaggi, le città, i villaggi immersi in una specie di luce mitica, il cui segreto restava inaccessibile. I viaggiatori del Grand Tour (ndt.: specie nel 1800) non smettevano di descriverne il fascino. Gli scrittori hanno tentato spesso di accostarsi al suo mistero. Stendhal vi provava una continua emozione, fino al malessere, condiviso da molti altri visitatori messi di fronte alla sovrabbondanza dell’arte. Leggi tutto »

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Tutto quello che sta accadendo ci porta a pensare che Berlusconi è il male minore dell’Italia o forse solo il frutto di un meccanismo contorto e corrotto che è sempre stato nel nostro sistema sociale per la banale ragione che l’Italia non è una repubblica fondata sul lavoro ma sulle mafie, e forse non è nemmeno una repubblica, bensì una monarchia mancata. Non ci si stupisce più di niente, senatori a braccetto con malavitosi (dov’è la novità?), emergenze e tragedie che diventano motivo di guadagni illimitati a scapito della gente comune, che tra l’altro continua a crederci in questo sistema e ad accontentarsi della briciole, del necessario; aziende che licenziano dipendenti oppure concedono loro stipendi irrisori, mentre fanno affari con le mafie e fanno girare denaro sporco di sangue. Il senatore del Pdl, Di Girolamo, potrebbe essere arrestato, titolano i giornali, ma non accadrà, state tranquilli, continuerà il suo lavoro di politico corrotto e il suo partito continuerà a nutrirsi del malaffare che tanto bene si addice alla mentalità italiana. Mentalità che tende a giustificare il ladro, il colpevole, chi sbaglia, di compra e chi vende voti e molto altro ancora; mentalità che parla di singoli comportamenti sbagliati, errori banali, mele marce, nonché strumentalizzazioni politiche o giudiziarie. Leggi tutto »

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Altro che “abbassare i toni”. Fabrizio Cicchitto suona la carica: «A condurre la campagna d’odio contro Silvio Berlusconi è un network composto dal gruppo editoriale Repubblica-L’Espresso, da quel mattinale delle procure che è il Fatto, da una trasmissione di Santoro e da un terrorista mediatico di nome Travaglio, oltre che da alcuni pubblici ministeri che hanno nelle mani alcuni processi, tra i più delicati sul terreno del rapporto mafia-politica e che vanno in tv a demonizzare Berlusconi». Poi Cicchitto ha qualche parola buona anche per Antonio Di Pietro: «È un partito come l’Idv, con il suo leader Di Pietro, che in questi giorni sta evocando la violenza, come se volesse trasformare lo scontro politico in atto in guerra civile fredda, che coinvolge anche settori più giustizialisti del suo partito, caro onorevole Bersani». Dunque, conclude Cicchitto, «la mano di chi ha aggredito Berlusconi è stata armata da una spietata campagna di odio: ognuno si assuma la propria responsabilità. Ci auguriamo che questa aggressione e questo ferimento servano a qualcosa di più e che dal male venga qualcosa di bene». Come? «Da questa situazione si esce solo disinnescando con leggi funzionali quell’uso politico della giustizia, un cancro che ha distrutto la prima Repubblica e sta minando anche la seconda».

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Si può dire tutto ed il contrario di tutto, si può avere tutto il potere che si vuole, ma non si può cancellare la realtà.

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“…Oggi penso che se noi avessimo raccontato di più la vita privata dei leader politici forse non saremmo arrivati a tangentopoli, forse li avremmo costretti a cambiare oppure ad andarsene. Non è stato un buon servizio per il paese il nostro fair play: abbiamo semplicemente peccato di ipocrisia. Di Anja Pieroni sapevamo tutto da sempre e non era solo un personaggio della vita intima di Craxi. La distinzione fra pubblico e privato è manichea: ripeto, un politico deve sapere che ogni aspetto della sua vita è pubblico. Se non accetta questa regola rinunci a fare il politico…” Augusto Minzolini, Repubblica 29 Ottobre 1994

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“La pasta al ragù di ieri dicono fosse ben condita e cotta al punto giusto. E pagarla 1,50 centesimi anziché 1,80 l’ha resa ancora più buona. Carne tenerissima e speziata come si deve per il roast beef servito per secondo. Due euro e non più 2,50. E che dire del caffè? Precipitato a 42 centesimi anziché i 50 pagati fino a venerdì scorso (e che nel famoso bar accanto Palazzo Madama vola a 1 euro per i comuni mortali). Da oggi, quando come ogni martedì torneranno al lavoro dal lungo weekend, i 315 senatori si imbatteranno nella novità che di questi tempi vale doppio: sconto del 20% per tutti i prodotti serviti in buvette…”

da Repubblica

Ecco pensavo, questi sono solo alcuni dei tanti privilegi di cui continua a godere la nostra classe politica, nonostante la crisi, nonostante i licenziamenti a catena, nonostante la catastrofe che sta investendo tantissime famiglie italiane, un pò tutte per la verità. E ancora pensavo, poi vanno in quei buffi salotti televisivi a parlare con i disoccupati, con i giovani precari e giustificano la loro spudorata ricchezza dicendo: “Senta, io faccio anche della beneficenza!” (Tremonti nel salotto di Santoro). Davvero buffi, trovo. Come pure trovo ridicolo questo lamentarsi continuo, queste lettere scritte a tutti i giornali d’Italia raccontando il proprio infame destino. Che buffa la raccolta di testimonianze, il mutuo mio e il mutuo tuo, il marito disoccupato, la moglie cassintegrata…e la Finocchiaro che prende il caffè a 42 centesimi e magari fa anche una bella messa in piega a 5 EURO. Certo, mai scapigliati tra i banchi del Senato. E penso, invece di raccogliere tutta la tristezza e l’ingiustizia d’Italia, perchè non alzarsi finalmente dalle sedie, perchè non smettere di produrre, di spendere tutti quanti insieme, tutti nello stesso momento!? Perchè non scendere tutti per le strade, perchè non agire, perchè non gridare che la vergogna non ci basta più???”

da Chi si è fondamentalmente rotto!

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