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Impietrita, basita davanti al televisore e questa non è una novità. Anno Zero torna dopo le vacanze natalizie con i suoi illustri ospiti e i suoi illustri disoccupati, i toni accesi, Santoro che si dimena sicuro di sé da una parte all’altra dello studio e una giovane precaria della scuola che spunta dal balconcino e regala al pubblico pensante una grande, amara consapevolezza. Come tanti che vengono intervistati di tanto in tanto, racconta la sua storia di sfigata non più giovane, trentasei anni, una famiglia la cui sussistenza ed esistenza si basa sulla famiglie d’origine dei genitori, nessuna prospettiva e tanta rabbia verso la nostra classe dirigente. Risponde il ministro Castelli parlando dei suoi sacrifici da giovane padano, della classe delle elementari composta da quarantaquattro brillanti leghisti in fasce, e sbotta: “Ma lei sa solo lamentarsi? Conosco tante persone in Sicilia che si rimboccano le maniche e non si lamentano come lei?” Questa è la risposta del ministro, il nostro interlocutore, il nostro rappresentante al potere, un membro illustre della nostra classe dirigente. La giovane precaria che, con grande chiarezza e senza alcun tono lamentoso, ha descritto la condizione di vita sua e di tanti giovani italiani e meridionali in particolare, ha regalato ai telespettatori una grande verità: la maledizione di derelitti, inconcludenti, sfigati che attanaglia la nostra generazione ha una causa ben precisa e va ricercata nella nostra classe dirigente. Per classe dirigente non intendo solo “la casta”, il loro “sistema”, ma le persone, le singole persone che, per qualche assurdo motivo sono lì a darci queste risposte inaccettabili, risposte che umiliano il nostro intelletto, i nostri sentimenti, la nostra dignità. Continua Castelli: “E poi è giovane, è carina, potrebbe fare tante cose…” Magari una passeggiata ad Arcore? O tentare di diventare una velina, divorziare dal marito e sposare un calciatore, o il figlio del ministro? Questi sono i messaggi, i suggerimenti che le nostre guide politiche ci donano come gocce di miele prezioso perché, se noi non abbiamo fatto in tempo a capirlo, potremmo almeno insegnarlo ai nostri figli. Giovane? Castelli, che non mi va di chiamare ministro se non ministro della vergogna, ha sostenuto che la giovane precaria a trentasei anni è giovane. Ebbene, non lo è, lo sarà Castelli a cinquanta, sessanta anni, ma non lo è la precaria siciliana a trentasei. La nostra generazione ha smesso presto di essere giovane perché, nonostante i mezzi, l’istruzione, la tecnologia e la libertà, si è ritrovata incatenata al niente, a una situazione ferma e immutabile, destinata all’immobilismo. Ed è già una fortuna, perché lamentarsi allora?

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Altro che “abbassare i toni”. Fabrizio Cicchitto suona la carica: «A condurre la campagna d’odio contro Silvio Berlusconi è un network composto dal gruppo editoriale Repubblica-L’Espresso, da quel mattinale delle procure che è il Fatto, da una trasmissione di Santoro e da un terrorista mediatico di nome Travaglio, oltre che da alcuni pubblici ministeri che hanno nelle mani alcuni processi, tra i più delicati sul terreno del rapporto mafia-politica e che vanno in tv a demonizzare Berlusconi». Poi Cicchitto ha qualche parola buona anche per Antonio Di Pietro: «È un partito come l’Idv, con il suo leader Di Pietro, che in questi giorni sta evocando la violenza, come se volesse trasformare lo scontro politico in atto in guerra civile fredda, che coinvolge anche settori più giustizialisti del suo partito, caro onorevole Bersani». Dunque, conclude Cicchitto, «la mano di chi ha aggredito Berlusconi è stata armata da una spietata campagna di odio: ognuno si assuma la propria responsabilità. Ci auguriamo che questa aggressione e questo ferimento servano a qualcosa di più e che dal male venga qualcosa di bene». Come? «Da questa situazione si esce solo disinnescando con leggi funzionali quell’uso politico della giustizia, un cancro che ha distrutto la prima Repubblica e sta minando anche la seconda».

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Non vi stupite, non vi affrettate a capire, continuate pure a seguire Vespa e il suo mare di sangue, i suoi omicidi e le sue madri assassine e coraggio, seguite con ansia la terra che continua a tremare, la conta delle vittime, la costernazione e la pietà. Non distraetevi, non cambiate canale e non accennate un amaro sorriso, non lasciatevi andare a una battuta critica, mandate al rogo la satira perchè la satira fa non fa ridere, fa pensare, fa indignare e non si può. Oscurate l’artista, il disegnatore blasfemo, cacciatelo via, che sia lontano dalla vostra fragile sendibilità, dal vostro elevato senso del pudore. Voi amici di Vespa contriti e puliti, voi amici di Emilio Fede distinti e rassegnati, voi compari di Berlusconi impettiti ed eccitati, mettete al rogo ciò che vi pizzica, vi fa solletico, ciò che non tollerate, mettete al rogo la penna e la voce, mettete al rogo ciò che può creare pensiero, come i disegni di Vauro, ed esaltate lacrime, sesso e sangue. Anche questo è fascismo, anzi questo è soprattutto fascismo. Il duce partecipa commosso al dolore del suo popolo, quel dolore che non è colpa sua, non è colpa di nessuno ma solo del destino crudele, perchè le case è il destino a costruirle, il destino fa i condoni, il destino mischia il cemento con la sabbia di mare. Il duce si commuove a sua volta, promette sincero e intanto punta l’indice, detta gli ordini, ripulisce, fa spazio intorno a lui. Del resto, proprio ora che è all’apice della sua potenza mediatica, come potrebbe permettere che qualcuno insinui il dubbio nelle coscienze degli italiani? Tappata la bocca ai giullari e ai saltinbanchi della tv comunista non resta nient’altro da fare dato che all’opposizine non vi è niente, se non qualche faccia scura e intollerante anche di se stessa. Ecco, questa è la deriva fascista.

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“La pasta al ragù di ieri dicono fosse ben condita e cotta al punto giusto. E pagarla 1,50 centesimi anziché 1,80 l’ha resa ancora più buona. Carne tenerissima e speziata come si deve per il roast beef servito per secondo. Due euro e non più 2,50. E che dire del caffè? Precipitato a 42 centesimi anziché i 50 pagati fino a venerdì scorso (e che nel famoso bar accanto Palazzo Madama vola a 1 euro per i comuni mortali). Da oggi, quando come ogni martedì torneranno al lavoro dal lungo weekend, i 315 senatori si imbatteranno nella novità che di questi tempi vale doppio: sconto del 20% per tutti i prodotti serviti in buvette…”

da Repubblica

Ecco pensavo, questi sono solo alcuni dei tanti privilegi di cui continua a godere la nostra classe politica, nonostante la crisi, nonostante i licenziamenti a catena, nonostante la catastrofe che sta investendo tantissime famiglie italiane, un pò tutte per la verità. E ancora pensavo, poi vanno in quei buffi salotti televisivi a parlare con i disoccupati, con i giovani precari e giustificano la loro spudorata ricchezza dicendo: “Senta, io faccio anche della beneficenza!” (Tremonti nel salotto di Santoro). Davvero buffi, trovo. Come pure trovo ridicolo questo lamentarsi continuo, queste lettere scritte a tutti i giornali d’Italia raccontando il proprio infame destino. Che buffa la raccolta di testimonianze, il mutuo mio e il mutuo tuo, il marito disoccupato, la moglie cassintegrata…e la Finocchiaro che prende il caffè a 42 centesimi e magari fa anche una bella messa in piega a 5 EURO. Certo, mai scapigliati tra i banchi del Senato. E penso, invece di raccogliere tutta la tristezza e l’ingiustizia d’Italia, perchè non alzarsi finalmente dalle sedie, perchè non smettere di produrre, di spendere tutti quanti insieme, tutti nello stesso momento!? Perchè non scendere tutti per le strade, perchè non agire, perchè non gridare che la vergogna non ci basta più???”

da Chi si è fondamentalmente rotto!

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