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Romani che esordisce nella sua nuova veste di ministro definendo ‘odiosa’ la puntata di Report sull’affaire Antigua che vede coinvolto il premier. Masi che blocca il programma ‘Vieni via con me’ di Saviano e Fazio a tre settimane dal debutto e che rimanda la resa dei conti con Santoro alla fine dell’iter dell’arbitrato. C’era una volta il servizio pubblico di informazione, oggi esiste quello della pubblica epurazione.

Il ministro dello Sviluppo ha lasciato intravedere quale sarà l’obiettivo del suo mandato: garantire gli interessi Mediaset e l’immagine di Berlusconi. E siamo all’inizio. Il dg Rai invece ha confermato l’Armageddon: vuole e deve portare al padrone d’Arcore la testa di Santoro e lo scalpo delle voci critiche (Fazio e Saviano). E siamo alla fine, forse. Perché tra la vecchia e la nuova bastonatura del dissenso, la verità è semplice: sullo stesso Masi è piovuta addosso la rabbia di un premier che non lo considera all’altezza della mission censoria a cui è stato preposto. Dunque Masi cerca di portare a casa il risultato prima che sia troppo tardi e che il sire d’Arcore decida una sostituzione, compiendo l’epurazione dell’epuratore. Leggi tutto »

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La Cosa Berlusconi

Non trovo altro nome con cui chiamarlo. Una cosa pericolosamente simile a un essere umano, una cosa che dà feste, organizza orge e comanda in un paese chiamato Italia. Questa cosa, questa malattia, questo virus minaccia di essere la causa della morte morale del paese di Verdi se un profondo rigurgito non dovesse strapparlo dalla coscienza degli italiani prima che il veleno finisca per corrodergli le vene distruggendo il cuore di una delle più ricche culture europee. I valori fondanti dell’umana convivenza vengono calpestati ogni giorno dalle viscide zampe della cosa Berlusconi che, tra i suoi vari talenti, possiede anche la funambolica abilità di abusare delle parole, stravolgendone l’intenzione e il significato, come nel caso del Polo della Libertà, nome del partito attraverso cui ha raggiunto il potere. L’ho chiamato delinquente e di questo non mi pento. Per ragioni di carattere semantico e sociale che altri potranno spiegare meglio di me, il termine delinquente in Italia possiede una carica più negativa che in qualsiasi altra lingua parlata in Europa. È stato per rendere in modo chiaro ed efficace quello che penso della cosa Berlusconi che ho utilizzato il termine nell’accezione che la lingua di Dante gli ha attribuito nel corso del tempo, nonostante mi sembri molto improbabile che Dante l’abbia mai utilizzato. Leggi tutto »

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Presidente Silvio Berlusconi, le scrivo dopo che in una conferenza stampa tenuta da lei a Palazzo Chigi sono stato accusato, anzi il mio libro è stato accusato di essere responsabile di “supporto promozionale alle cosche”. Non sono accuse nuove. Mi vengono rivolte da anni: si fermi un momento a pensare a cosa le sue parole significano. A quanti cronisti, operatori sociali, a quanti avvocati, giudici, magistrati, a quanti narratori, registi, ma anche a quanti cittadini che da anni, in certe parti d’Italia, trovano la forza di raccontare, di esporsi, di opporsi, pensi a quanti hanno rischiato e stanno tutt’ora rischiando, eppure vengono accusati di essere fiancheggiatori delle organizzazioni criminali per il solo volerne parlare. Perché per lei è meglio non dire. Leggi tutto »

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