La vera felicità e beatitudine dell’uomo consistono soltanto nella sapienza e nella conoscenza della verità, ma non nell’esser più sapiente degli altri o nel fatto che gli altri siano privi della vera conoscenza, giacché ciò non accresce per nulla la sua sapienza, ossia la sua vera felicità. Chi dunque gode di ciò, gode del male altrui e pertanto è invidioso e cattivo, e non conosce la vera sapienza né, quindi, la tranquillità della vera vita.

Spinoza

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I capi del Concilio Ecclesiastico rendono così noto che, già ben certi delle errate opinioni e malvagie azioni di Baruch de Espinoza, si sono sforzati in parecchie guise e con varie offerte di farlo desistere dalla sua colpevole condotta. Ma non essendo riusciti a ricondurre i suoi pensieri su una via migliore, ed avendo, anzi, ogni giorno acquistata maggior certezza delle orribili eresie da lui ammesse e confessate, e dell’insolenza con cui queste eresie sono da lui proclamate e divulgate, e poiché molte persone degne di fiducia sono state di ciò testimoni in presenza di detto Espinoza, egli è stato ritenuto completamente reo di tali eresie. Essendosi perciò fatto un esame di tutta la materia davanti ai Capi del Concilio Ecclesiastico, è stato deciso, con l’assenso dei Consiglieri, di pronunciare un anatema contro il suddetto Spinoza e di espellerlo dal popolo ebraico e di scomunicarlo da questo momento, con la seguente maledizione:
Col giudizio degli angeli e la sentenza de’ santi, noi dichiariamo Baruch de Espinoza scomunicato, esecrato, maledetto ed espulso, con l’assenso di tutta la sacra comunità, al cospetto dei sacri libri, nei quali sono scritti i seicento e trenta precetti, pronunciando contro di lui la maledizione con cui Eliseo colpì i fanciulli e tutte le maledizioni scritte nel Libro della Legge. Leggi tutto »

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A dire brevemente che cosa siano in sé il bene e il male, noi dobbiamo così cominciare.
Vi sono cose che esistono nel nostro intelletto senza esistere egualmente nella natura: per conseguenza, sono solo il prodotto del nostro pensiero e non ci servono che a concepire le cose distintamente: per esempio, le relazioni che abbiamo tra diverse cose e che noi chiamiamo enti di ragione. Si domanda, dunque, se il bene e il male debbano essere annoverati tra gli enti di ragione o fra gli enti reali. Ma, siccome bene e male sono solamente una relazione, è fuori dubbio che essi devono essere considerati come esseri di ragione; poiché nulla è chiamato bene se non in rapporto a qualche altra cosa: così non si dice che un uomo è cattivo se non in relazione a un altro che è migliore, o che una mela è cattiva se non in rapporto a un’altra che è buona o migliore. Leggi tutto »

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Vediamo talvolta gli uomini tanto influenzati da un unico oggetto, che sebbene esso non sia presente, essi ritengono si trovi di fronte a loro; e se ciò accade ad una persona che non sia addormentata, diciamo che è in delirio o pazza.

E neppure vengono considerati meno folli quelli che sono infiammati d’amore, che non sognano altro che un amante o una meretrice giorno e notte, perchè eccitano il nostro riso. Ma l’avaro, che non pensa altro che al guadagno o al denaro, e l’ambizioso, che ad altro non pensa che alla gloria, nella misura in cui sono nocivi e pertanto si ritiene che siano degni di odio, non sono ritenuti folli.

In verità, tuttavia, l’avarizia, l’ambizione, la lussuria, ecc., sono un tipo di follia, sebbene non siano annoverate tra le malattie.

Spinoza

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