Le tragedie accadono ovunque, in qualsiasi tempo e in qualsiasi circostanza. A volte è la natura, a volte è il caso, a volte è niente. Ma ci sono tragedie in questo paese ancora più amare perché frutto della noncuranza e del facile profitto, del disinteresse e dell’incuria. Alla stazione di Viareggio un treno carico di gas (GPL, quello che usiamo nelle nostre automobili ultra funzionali) è deragliato, è scoppiato, provocando un incendio immane, il crollo di diverse case, morti, feriti, distruzione, l’apocalisse. E questo scenario terribile poteva anche essere peggiore se fossero esplosi tutti e quattro i vagoni contenenti il gas, se la tragedia fosse accaduta in pieno giorno, con la stazione piena di treni e di viaggiatori. Ora si piange, si scava tra le macerie, si contano le vittime e si spera per i dispersi, intanto, come sempre, come dovuto, come inevitabile, impazzano le polemiche. Inevitabile si, perché il treno assassino non è deragliato per errore umano o per un guasto imprevedibile. Ha ceduto un carrello, un asse di uno dei vagoni cisterna, un guasto frequente, prevedibile, un guasto facilmente controllabile, se solo le FS dessero uno sguardo alle condizioni in cui versano i nostri treni, i binari, le stazioni, i guasti, i ritardi, il sovraccarico di passeggeri, la vita difficile dei pendolari. Invece no, le Ferrovie dello Stato, sotto l’egida del governo italiano pensa all’alta velocità, alle frecce rosse, ai bolidi scintillanti con cui fare pubblicità a un sistema che in realtà non funziona, anzi, è allo sfacelo, come testimonia la tragedia di ieri notte. Questa ennesima, terribile vicenda italiana ne ricorda un’altra avvenuta da poco, il terremoto in Abruzzo, causato dalla natura, certo, dagli imprevedibili assestamenti del pianeta terra, ma non evitato dall’uomo. Come a L’Aquila nessuno ha pensato a mettere in sicurezza case, scuole, università, allo stesso modo a Viareggio nessuno ha pensato a controllare i carrelli di un treno che trasportava una bomba immensa nel centro della città, nessuno ha pensato di creare delle barriere tra i binari e le case abitate o di deviare il percorso di merci pericolose. Come a L’Aquila tanti hanno guadagnato sul cemento assassino, sui mancati controlli, sulle costruzioni marce e non antisismiche, allo stesso modo a Viareggio tanti hanno mangiato sulla noncuranza, sulla pubblicità fasulla, fino alla tragedia. Anche questa volta il mondo si stupirà per la nostra incapacità di evitare l’evitabile, di non saper porre rimedio ai pericoli scontati, anche questa volta al-Jazeera trasmetterà servizi e dirette dalla Versilia, spiegando l’accaduto ai telespettatori del terzo mondo. Mentre noi rimarremo sulle nostre poltrone ad attendere che spunti fuori un altro scandalo, un’altra meretrice che salvi l’Italia.

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