(…) Che cosa distrugge più in fretta del lavorare, del pensare, del sentire senza un’intima necessità, senza una scelta profondamente personale, senza gioia, come un automa del «dovere»? Addirittura è la ricetta per la décadence, per l’idiozia… e Kant divenne idiota. (…)

Friedrich NietzscheL’ANTICRISTO

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Vergogna, si, ancora vergogna! Assolti i vertici della polizia Gratteri (ora capo anti-crimine) e Luperi (n.1 ex Sisde), condanne solo per chi si lasciò, come dire prendere la mano e ci andò giù duro con le botte. Insomma solo per gli operativi che avevano fatto di testa loro senza tener conto di alcun ordine dall’alto e avevano massacratto 93 persone all scuola Diaz durante il G8 di Genova. E poi…le molotov depositate di proposito per creare un pretesto…una motivazione al pestaggio: solo una grande idea di un paio di poliziotti! Ancora una volta a pagare sono solo gli ultimi, quelli che non hanno potenti mezzi per difendersi e rimangono schiacciati dai meccanismi del potere. Ma chi ha pagato di + oggi siamo noi, ancora una volta lesi nei nostri diritti, nella nostra libertà e soprattutto nel nostro provar vergogna, una vergogna a cui non ci abitueremo mai, anche se intorno tutti lavorano perchè ciò avvenga!

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Non avevo niente da offrire a nessuno eccetto la mia stessa confusione.

Jack Kerouac, «On the road»

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A ruba il New York Times. In prima pagina notizie sensazionali: la guerra in Iraq è finita, in Afghanistan regna la pace e i talebani sono diventati cooperanti per Medici Senza Frontiere, Bush è a Guantanamo a scontare l’ergastolo per crimini contro l’umanità mentre la Rice si scusa in mondovisione…

Tanto di cappello alla speranzosa creatività!

Claudia Gallo

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Il Divo è uno di quei film così interessanti sul piano dei contenuti, e così complessi sul piano della lavorazione, da giustificare la grande attesa per la versione in dvd. In cui dare un’occhiata alle scene eliminate – una su tutte, un bellissimo colloquio tra Andreotti e Gorbaciov sparito dalla versione per le sale; e gustarsi i circa trenta minuti di backstage, in cui le interviste a regista, protagonisti e realizzatori si alternano ai segreti di alcune delle sequenze più belle. Come quella in cui esplode l’auto di Falcone, tanto per fare un esempio, che ha richiesto l’utilizzo di due enormi gru, e una sincronia tale da rendere il risultato finale quasi un miracolo.

Original source repubblica.it

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La cantante sudafricana Miriam Makeba è morta nella clinica Pineta Grande di Castel Volturno, dove era stata trasportata dopo essere stata colta da un malore, al termine della sua esibizione al concerto anticamorra e contro il razzismo dedicato allo scrittore Roberto Saviano, a Baia Verde di Castel Volturno. «E’ giusto che i suoi ultimi momenti siano stati sulla scena», ha commentato l’ex presidente sudafricano Nelson Mandela. «Le sue melodie hanno dato voce al dolore dell’esilio che provò per 31 lunghi anni. – ha detto Mandela, rendendo omaggio a una delle «madri» della lotta contro l’apartheid. – Allo stesso tempo, la sua musica effondeva un profondo senso di speranza». Roberto Saviano l’ha ricordata così: «La voce di Miriam Makeba era quello che i sudafricani dell’apartheid avevano al posto della libertà».

Original source repubblica.it

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Giù, nella strada, il vento agitava il manifesto strappato e la scritta SOCING appariva e spariva. Socing. I sacri principi del Socing. Neolingua, bispensiero, la mutevolezza del passato. Gli parve come se stesse vagando per le foreste nel fondo del mare, perduto in un mondo mostruoso nel quale lui stesso era il mostro. Era solo. Il passato era morto, il futuro era inimmaginabile. Quale certezza poteva avere che anche una sola delle creature allora viventi era dalla parte sua? E che modo aveva di sapere se la dominazione del Partito non fosse durata per sempre?  Simili a una risposta, i tre slogans sulla facciata del Ministero della Verità gli ritornarono dinanzi agli occhi:
LA GUERRA È PACE
LA LIBERTÀ È SCHIAVITÙ
L’IGNORANZA È FORZA

Trasse una moneta da venticinque centesimi dalla tasca. Anche lì, in certe lettere piccole ma ben chiare, stavano scritti gli slogans, e dall’altra parte della moneta c’era la faccia del Gran Fratello. Gli occhi lo continuavano a guardare, anche da quella moneta. Sui soldi, sui francobolli, sulle copertine dei libri, sulle bandiere, sui cartelloni e sui pacchetti di sigarette… da per tutto. Gli occhi avrebbero guardato sempre e la voce avrebbe risuonato sempre. Da svegli o mentre si dormiva, mentre si mangiava o beveva, dentro casa o fuori, nel bagno, a letto… non c’era modo di sfuggirle. Nulla si possedeva di proprio se non pochi centimetri cubi dentro il cranio. (…)
(…) Non era col farsi udire, ma col resistere alla stupidità che si sarebbe potuto portare innanzi la propria eredità d’uomo. Se ne tornò al tavolo, intinse la penna, e scrisse:

Al futuro o al passato, a un tempo in cui il pensiero è libero, quando gli uomini sono differenti l'uno dall'altro e non vivono soli... a un tempo in cui esiste la verità e quel che è fatto non può essere disfatto: Dall'età del livellamento, dall'età della solitudine, dall'età del Gran Fratello, dall'età del bispensiero... tanti saluti!

George Orwell1984

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